28 marzo 2019

Sla: i calciatori sono più a rischio e si ammalano più giovani

Chi gioca in Serie A rischia 6 volte in più rispetto alle altre professioni: lo conferma uno studio condotto dai ricercatori del Mario Negri di Milano.

 

Gianluca Signorini. Paolo List. Fulvio Bernardini. Giorgio Rognoni. Adriano Lombardi. Stefano Borgonovo. Questi sono soltanto alcuni degli ex calciatori italiani scomparsi prematuramente a causa della Sla, la sclerosi laterale amiotrofica, una rara malattia neurodegenerativa che colpisce i motoneuroni del sistema nervoso centrale. Il legame tra calcio e Sla è tristemente ricorrente negli ultimi anni e non solo, tra interrogativi sulle cause e sospetti di varia natura.


Quella che prima poteva avere le sembianze di una triste coincidenza adesso sembra avere dei riscontri scientifici: i calciatori professionisti sono più esposti al rischio Sla. E chi gioca ad alti livelli, come ad esempio in Serie A, corre un rischio fino a 6 volte maggiore rispetto alle altre categorie. Lo riferisce uno studio condotto da Ettore Beghi ed Elisabetta Pupillo, ricercatori dell’Istituto Mario Negri di Milano e presentato al meeting annuale dell’American Academy of Neurology, negli USA.


Tutto è nato dalle figurine Panini. Partendo dall’album della stagione 1959-1960 fino alla stagione 1999-2000, i ricercatori hanno individuato quasi 24mila calciatori tra Serie A, Serie B e Serie C. Dei calciatori osservati, sono stati accertati 32 casi di Sla. La categoria più colpita è rappresentata dai centrocampisti (14): a seguire difensori (9), attaccanti (6) e portieri (3).


La Sla è più frequente tra i calciatori professionisti, ma non solo. Come rivela Ettore Berghi ai microfoni dell’Ansa “la vera novità consiste nell’aver evidenziato che i calciatori si ammalano di Sla in età più giovane rispetto a chi non ha praticato il calcio. L’insorgenza della malattia tra i calciatori si attesta sui 43,3 anni mentre quella della popolazione generale in Italia è di 65,2 anni”.


Redazione


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