17 marzo 2019

Sanità e social media: amore e odio ai tempi di Google

Dott.ssa Annalisa Napoli: Cronache di un giovane aspirante medico di famiglia.

AnnalisaNapoliDott.ssa Annalisa Napoli, Medico in Formazione in Medicina Generale

La globalizzazione delle informazioni nella nuova era della comunicazione ha cambiato radicalmente il rapporto medico-paziente, imponendo ai medici (e più in generale agli operatori sanitari) una vera e propria rivoluzione nella pratica clinica quotidiana.
Confrontarsi con pazienti che fanno costantemente uso dei social media per informarsi è ormai molto più che una consuetudine, soprattutto per i medici di famiglia. Una delle categorie di utenti più attive è, infatti, quella dei pazienti affetti da patologie croniche, quali diabete e malattie cardiovascolari, senza dimenticare gli ipocondriaci, quelli che "Dottoressa, ho mal di testa da due giorni, su Internet ho letto che dovrei fare una risonanza magnetica. Me la può prescrivere?"

E senza contare gli assidui frequentatori di blog e gruppi Facebook "a tema". Noi medici di famiglia (o aspiranti tali) siamo, di conseguenza, costantemente in un limbo, tra un quanto mai difficile tentativo di persuasione sulla mancanza di veridicità delle informazioni desunte dai gruppi di esperti partoriti dall'"Università della strada", e il ruolo, al quale siamo chiamati, di promuovere una divulgazione il più possibile corretta e fruibile in materia di salute.

I vaccini? L'argomento più ostico. Il tallone d'Achille. Un vero e proprio spauracchio, per medici e pazienti.
"Dottoressa, ho due bambini piccoli. Se mi vaccino potrei poi contagiarli?"
"Dottoressa, su Internet ho letto che i vaccini contengono il mercurio!"
"Dottoressa, ma non si stava meglio ai miei tempi, quando il morbillo si doveva prendere per farci gli anticorpi, e la vaccinazione non era obbligatoria?"

Come comportarsi? Difficile dirlo, soprattutto quando ti ritrovi a dover rispondere ad un tale concentrato di domande a casa di una famiglia di no-vax convinti e inossidabili. "Dottoressa, mia figlia di 40 anni ha il morbillo, può passare a visitarla?". Ed inizi già a farti un paio di domande. Ma è solo l'inizio del tunnel che imboccherai di lì a poco. La paziente, nonostante un morbillo da manuale ed una polmonite post-morbillosa (anch'essa da manuale) continua, con aria fiera, a sostenere il suo disappunto su vaccini, obbligo vaccinale e terapie, considerati "non necessari". D'altronde Google docet. E non c'è (altro) medico che tenga.


Redazione


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