18 luglio 2022

Stent, micro-mollette e vapore acqueo: procedure “a basso impatto” per trattare l’ipertrofia prostatica benigna

Dagli stent temporanei all’embolizzazione della prostata, dall’energia del vapore acqueo alle micro-mollette da applicare sulla ghiandola: sono alcune delle ultime tecniche chirurgiche nate per contrastare in maniera mini-invasiva “l’ingrossamento della prostata”, una condizione che in termini tecnici viene definito iperplasia prostatica benigna (IPB) e che può avere ripercussioni sul complicato meccanismo della minzione.

L’IPB è molto comune, circa la metà di tutti gli uomini tra 50 e 60 anni ne è affetto e l’incidenza aumenta progressivamente con il crescere dell’età (è presente fino al 90% degli uomini di età superiore agli 80 anni). L’aumento delle dimensioni della ghiandola crea, infatti, un’ostruzione e determina quindi la comparsa di sintomi urinari come il getto debole o la sensazione di vescica piena anche subito dopo aver urinato. L’ipertrofia può inoltre portare a dover urinare in più tempi con la necessità di andare spesso al bagno o di alzarsi la notte per l’urgenza o la difficoltà di trattenere la minzione. Ancora, il disturbo può manifestarsi con difficoltà a iniziare ad urinare, necessità di sforzi prolungati per urinare o incontinenza.

La comparsa di questi disturbi è uno dei motivi per cui è necessario rivolgersi ad un urologo. L’IPB se non è monitorata e curata da uno specialista può infatti creare diverse complicanze: oltre al rischio di disfunzioni della vescica, si può incorrere in infezioni urinarie, febbre e formazione di calcoli, fino ad arrivare al possibile danneggiamento dei reni.

Esistono molte opzioni per il trattamento dell’IPB (trattamenti fitoterapici, farmacologici, chirurgici); queste vanno proposte ai pazienti in base alla gravità dei disturbi. Alcune comportano degli effetti collaterali ed è pertanto fondamentale che l’urologo, ove possibile, proponga soluzioni in linea con la situazione e le aspettative dei pazienti. La resezione endoscopica di prostata (TURP - transuretral prostate resection), attualmente eseguita anche con differenti tipi di laser (ad olmio, verde, tullio, etc), è stata il trattamento chirurgico di riferimento degli ultimi decenni. Viene eseguita generalmente previa anestesia spinale o generale, necessita di 3-4 giorni di ricovero e del posizionamento per qualche giorno di un catetere vescicale nel post operatorio. La tecnica può presentare però degli effetti collaterali; tra questi il principale è la retroiaculazione (la mancanza di fuoriuscita dello sperma dopo l’orgasmo). Sono inoltre descritti casi di incontinenza urinaria e deficit erettile.

Per ovviare ai limiti di questo intervento, molte procedure mini-invasive sono state ideate e validate nel corso degli anni, portando molti vantaggi. Innanzitutto possono essere svolte in regime ambulatoriale o con un breve ricovero in ospedale (il rientro a casa avviene il giorno stesso o il giorno successivo). Inoltre il tempo di recupero dopo la procedura è generalmente più veloce. La retroiaculazione è meno probabile o addirittura evitata con i trattamenti mini-invasivi che possono offrire sollievo dai sintomi e talora risultano risolutivi. In altri casi queste tecniche possono fare da “ponte” per posticipare i trattamenti più invasivi agli anni successivi. 

Tra le tecniche di nuova generazione rientra il lifting uretrale prostatico (PUL). La procedura ricorre all’utilizzo di un cistoscopio per rilasciare nella prostata dei piccoli impianti, simili a delle mollettine. Questi impianti pinzano il tessuto prostatico e comprimono la prostata ingrossata in modo che si riduca l’ostruzione a livello uretrale e migliori il flusso dell’urina. Non vengono eseguiti tagli né usate fonti di calore per distruggere o rimuovere il tessuto prostatico. La procedura è molto veloce (meno di un’ora) e di solito si può tornare a casa lo stesso giorno. Può essere eseguita con anestesia locale o generale.

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