28 giugno 2022

Emergenza Siccità: presto l'acqua potrebbe essere razionata. Ad affermarlo Fabrizio Curcio, capo Protezione Civile

La morsa del caldo non accenna a placarsi e l’allarme siccità desta sempre maggiori preoccupazioni sia nel governo che nei cittadini. “Le prossime settimane saranno quelle decisive per la dichiarazione dello stato d’emergenza” ha detto questa mattina ai microfono di Sky Tg24 il capo della protezione civile Fabrizio Curcio. Parole allarmanti che preannunciano un prossimo razionamento nell’uso dell’acqua. Lo stato d’emergenza, infatti, opera per evitare gli sprechi e indirizzare i consumi verso i comparti più in crisi. Nello specifico la fruizione umana e agricola avrà priorità sull’uso delle falde a scopo energetico ( punto critico a causa della crisi energetica dovuta al conflitto Russo-Ucraino in corso). Saranno ridotti i consumi di acqua da parte dei comuni, con blocco a fontane e attività di cura del verde pubblico. Saranno organizzati trasporti di acqua con autobotti verso le aree più in difficoltà. Ma la misura più drastica, che desta anche maggiore preoccupazione, riguarda il possibile razionamento diurno dell’acqua. Un taglio, questo, operato direttamente ai danni delle abitazioni private che vedranno ridursi l’apporto d’acqua in determinate fasce orarie, non solo notturne ma anche nell’arco della giornata. Questa riduzione, che inizialmente dovrebbe colpire i centri abitati delle sole regioni in grave difficoltà idrica (Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna, Marche e Lazio), potrebbe presto essere estesa a tutto il territorio nazionale.

Regioni in crisi

Una cartina pubblicata nei giorni scorsi dall’ansa mostra come le regioni più in difficoltà sia quelle del Nord-Italia.  Su queste si sente particolarmente la ricaduta del Po che da decenni non faceva registrare una portata così scarsa. Mostrano una situazione più tranquilla, in controtedenza rispetto agli altri anni,  le regioni meridionali e le isole.

Da cosa deriva l’emergenza siccità

L’emergenza siccità in corso rappresenta una delle prime fotografie reali dei cambiamenti climatici. Essa è infatti scaturita da un drastico calo delle pioggie e delle nevi nel periodo invernale (40-50% di pioggia e 70% di neve in caduta rispetto allo scorso anno). Il calo di precipitazioni ha fatto sì che i bacini idrici non si rifornissero dell’acqua necessaria e si ritrovassero “al secco” durante la stagione estiva.

Ripercussioni dell’emergenza siccità

Il settore più colpito è certamente quello agricolo. I produttori, specialmente di riso e soia in pianura padana, lamentano un preoccupante calo nella produzione. Questo, oltre ad avere una diretta conseguenza sui contadini, rappresenta un serio problema per l’intera popolazione. Una produzione minore porterà ad un maggior costo di vendita e quindi ad un aumento del prezzo di spesa nel carrello degli italiani. Un aumento, questo sui cereali, che si affianca a quello del grano dovuto al conflitto Ucraino e che potrebbe portare un’ampia fetta della popolazione ad avere difficoltà nell’accedere a beni primari quali pasta e pane.

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