06 aprile 2022

Covid, Andreoni: Xe non è più aggressiva e virulenta di altre varianti

"Se parliamo in termini di virulenza, cioè di aggressività, di capacità da parte della Xe di dare patologia grave, direi che questa nuova variante del Covid-19 non sembrerebbe essere particolarmente più severa rispetto alle precedenti. Certo quando una variante circola moltissimo e dà tantissimi casi, come sta accadendo in questo momento, è evidente che anche in senso statistico più casi ci sono, più è probabile che siano colpite persone magari non vaccinate o particolarmente fragili che possono avere manifestazioni più gravi. Al momento, però, non ci sono dati che dicano in maniera chiara che sia per Omicron 2 che per Xe ci siano aumenti di gravità, di aggressività e di virulenza". Lo sottolinea alla Dire il professor Massimo Andreoni, direttore scientifico della Società italiana malattie infettive (Simit) e primario di Infettivologia al Policlinico Tor Vergata di Roma.

Secondo Andreoni la nuova variante andrà a sostituire la Omicron. È solo una questione di tempo. "La Xe- informa- è una sottovariante della sottovariante. Le subvarianti che si sono create da Omicron, sia la variante Omicron 2 che è diventata rapidamente predominante, sia questa variante Xe che sta iniziando a circolare, hanno fatto ulteriori piccole mutazioni in cui sostanzialmente hanno acquisito sempre di più la caratteristica della maggiore trasmissibilità. Un incremento che nella pratica si vede facilmente con il tempo con cui la variante sostituisce quella precedente. Quindi, più la variante nuova è facilmente trasmissibile, più corto sarà il tempo con cui questa variante sostituirà quella precedente. Omicron l'ha fatto rapidamente con Delta, Omicron 2 l'ha fatto rapidamente con Omicron, adesso vediamo cosa succede con Xe, quanto rapidamente andrà a sostituire Omicron 2. Dai primi dati effettivamente la sensazione è che questa diventerà la variante predominante".

Intanto la Xe sarebbe già arrivata in Inghilterra, ma secondo Andreoni è improbabile che troveremo la nuova variante nell'uovo di Pasqua. "I dati di questa pandemia- prosegue l'esperto- hanno sempre dimostrato che quando una variante a maggiore trasmissibilità inizia a circolare vicino a noi, e l'Inghilterra non è certamente lontana, in un tempo più o meno breve arriva anche da noi. Se effettivamente, come sembrerebbe da quello che accade in Inghilterra, questa è una variante a maggiore trasmissibilità, c'è da aspettarsi che una volta giunta in Italia diventi anche nel nostro Paese una variante presente e, probabilmente, predominante. Sapere se questo accadrà o meno entro Pasqua è però difficile a dirsi. Oltretutto i nostri sistemi di monitoraggio sono attivi e di buon livello ma non sono giornalieri, quindi noi abbiamo dati che poi arrivano periodicamente, settimanalmente o mensilmente. Abbiamo sempre un minimo ritardo nella descrizione di quanto sta accadendo epidemiologicamente in Italia".

Pur manifestandosi sempre come malattie respiratorie, le varianti hanno inoltre piccole differenze cliniche che in qualche modo le distinguono. "Le varianti che stanno circolando in questo momento- precisa Andreoni- poco interessano le basse vie respiratorie e questo è un aspetto positivo perchè, ovviamente, le gravi polmoniti sono caratterizzate proprio dall'interessamento delle basse vie respiratorie, mentre queste varianti interessano le alte vie respiratorie. Ecco perchè assistiamo più a fenomeni legati a mal di gola, sinusiti e laringiti rispetto a quello che vedevamo prima. Poi nei pazienti non vaccinati o in quelli particolarmente fragili ovviamente la patologia è sempre la stessa, è l'interessamento polmonare che porta ai quadri più gravi".

Non è ancora chiaro se l'immunità che sta dando la vaccinazione contro Omicron 2 possa aiutare nel porre un freno all'avanzare della variante Xe. "Scientificamente parlando- aggiunge l'infettivologo- i dati relativi a questo non sono ancora definitivi, quindi aspetterei a dare una risposta certa. Quello che si sta vedendo è che man mano che queste varianti si generano si perde un po' di capacità da parte dell'immunità di difenderci dall'infezione, che diventa sempre più frequente anche nei soggetti vaccinati. Mentre per quanto riguarda la protezione dalla malattia e dai casi gravi l'immunità sembrerebbe ancora funzionare bene. Quello che dunque ci potremmo aspettare è che questa ulteriore variante sia ancora un po' meno protetta come infezione dalla vaccinazione rispetto a quella che stava circolando precedentemente".

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