28 ottobre 2021

Giovani e web, un binomio esplosivi: ecco come gestire le challenge pericolose

Ad oggi l’utilizzo degli smartphone e di internet è sempre più precoce. Se da un lato gli strumenti digitali risultano essere un’opportunità, dall’altro bisogna porre attenzione alle problematiche dovute al loro utilizzo e agli effetti negativi a breve e lungo termine che si manifestano nell’infanzia e nell’adolescenza. Dal momento che l’uomo è per natura un essere sociale, come disse giustamente il filosofo Aristotele, non deve stupire che siano stati creati degli strumenti come questi per stabilire delle connessioni. Hanno tantissimi vantaggi: Ad esempio, consentono di entrare in contatto con persone di tutto il mondo e costituiscono un mezzo di comunicazione istantaneo.

Le chiamate effettuate col telefono fisso e le lettere distribuite dalle poste tradizionali sono ormai un ricordo del passato. Inoltre i social network consentono di essere a conoscenza delle notizie in tempo reale e nel mondo del lavoro, permettono alle aziende di aumentare di visibilità. Sono sempre più numerosi gli spazi digitali impiegati come vetrina per mostrare e vendere prodotti, sia all’interno della piattaforma stessa che reindirizzando i clienti verso il proprio sito web.  Tuttavia nonostante tutti i vantaggi che il loro utilizzo apporti alla routine quotidiana, il loro impatto ha di gran lunga superato i limiti della comunicazione tradizionale. Secondo numerose ricerche negli ultimi anni, l’esordio sui social avviene nella fascia sotto i 10 anni, nonostante teoricamente sia prevista un’età minima di accesso.

Ne consegue un enorme rischio in quanto la percezione del pericolo e degli aspetti negativi e reali delle proprie azioni potrebbe essere sottostimata proprio a causa della mancanza di esperienza data dalla giovanissima età e dalle limitate competenze digitali L’utilizzo eccessivo o inadeguato di queste tecnologie può portare allo sviluppo di una vera e propria dipendenza da social, oltre ad esporre gli utenti a situazioni negative non facilmente identificabili. Si sente spesso parlare di challenge, cioè quelle sfide che trovano spazio nei diversi social network e coinvolgono soprattutto gli adolescenti: a volte si tratta di giochi innocenti, ma in alcuni casi possono mettere a rischio l’incolumità fisica e psicologica delle persone.

Specie se si parla di bambini o ragazzi. Si può arrivare persino a risvolti tragici, come purtroppo non poche volte capita di leggere sui giornali. “Incidenti” mortali sui quali si allunga proprio l’ombra delle challenge online. Alcune di esse - come la Blue Whale o la Jonathan Galindo Challenge - puntano proprio a coinvolgere le “vittime” in un “gioco” autolesionista sempre più spinto. Ma ci sono anche casi in cui in un adolescente nasce la voglia di prendere parte a una sfida pericolosa solo per emulazione, o per dimostrare ad amici o conoscenti il proprio coraggio, attraverso un video postato sui social mentre si compie un atto “folle”. 

Come funzionano le sfide sui social network? 

Il pubblico è potenzialmente enorme e coloro che partecipano cercano una visibilità (e accettazione) tramite “like” e commenti. Inoltre ogni sfida online viene “registrata”, produce contenuti e video (a volte di natura violenta) che viaggiano nei e tra i social. Contenuti che diventano virali, raggiungono popolarità e il rischio emulazione è molto forte. La pressione tra pari gioca un ruolo importante: imitare e impressionare i propri amici sancisce o rinforza il senso di appartenenza ad un gruppo. 

È importante riconoscere che le sfide online variano enormemente e non sono tutte problematiche: sono una pratica molto diffusa di produzione e condivisione di contenuti, sono diverse tra di loro e hanno diversi intenti. Ci sono challenge a scopo benefico o a scopo creativo. Tik Tok è il social che più di tutti le ha lanciate per alcune funzionalità proprie del social media e dell’interazione tra i profili, ma non è l’unico.  Per proteggere i più piccoli dai possibili rischi delle sfide social, è importante per gli adulti di riferimento conoscere e indicare a bambini/e e adolescenti gli ambienti digitali che possono frequentare a seconda dell’età e senza dimenticare che è possibile iscriversi ai social network solo dai 13 anni in su, con il consenso dei genitori, oppure dai 14 anni, da soli.

ECCO ALCUNI CONSIGLI UTILI:

• Occorre non dare per scontato il grado di autonomia che possono avere nell’uso delle tecnologie digitali e non avere paura di stabilire regole anche sulla condivisione delle attività e sui tempi di utilizzo.

• La gestione della propria identità online va supportata, soprattutto agli inizi della loro vita social, sempre cercando di non risultare invadenti.

• Parlare, interessarsi e prevenire sono le parole chiave, dunque, per evitare di trovarsi coinvolti in situazioni rischiose.

• Gli adolescenti vanno supportati nel riconoscimento e nella gestione delle proprie emozioni, nello sviluppo di autonomia, responsabilità e senso etico. Devono imparare ad esercitare il proprio pensiero critico anche quando sono online, quando cioè provare empatia per l’altro è più difficile, perché scatta un meccanismo di distacco. Devono sapere che se si ritrovano in una situazione più grande di loro, possono chiedere aiuto e possono chiederlo e riceverlo anche se si sono messi nei guai. 

Condividi su:



Articoli Correlati