16 settembre 2021

Al Cardarelli rischia di estinguersi il reparto di Terapia del Dolore, il dott. Montrone lancia un apello

La terapia del dolore, il dott. Vincenzo Montrone, Specialista in anestesia, rianimazione e terapia del dolore, ha scritto una lettera aperta per raccontare questa tecinica e il suo utilizzo. Ma sopratutto per denunciare come il reparto dedicato alla Terapia del Dolore, al Cardarelli di Napoli, è ormai ridotto all'osso. 

Gentilissimi, mi accingo a scrivere questa lettera dopo una lunga riflessione pregandovi di leggerla pazientemente fino in fondo. Sono il Dott. Vincenzo Montrone, ex Primario della U.O.C. di terapia del dolore e alle cure palliative, un medico che ha dedicato la sua vita alla nascita di questa specialità ottenendo già nel 1977, con determina Presidenziale, un riconoscimento formale con l’istituzione di un centro di Terapia del dolore. La Sanità Campana poteva vantarsi di avere il primo centro dell’Italia centro meridionale.
Purtroppo quella della TDCP è una storia travagliata con momenti di gloria e riconoscimenti scientifici nazionali ed internazionali non compresi ed apprezzati da amministratori poco lungimiranti che ne hanno penalizzato lo sviluppo se non addirittura ostacolato la crescita.

Malgrado tutti gli ostacoli la U.O. ha prodotto per l’Azienda grandi benefici sia organizzativi che economici e cosa più importante, ha offerto nel corso di tanti anni un servizio di qualità ad una domanda di assistenza fortemente carente nella nostra regione soddisfacendo quindi un bisogno reale e non indotto, come spesso accade in Sanità. Nel corso degli anni, con la forza dei numeri e della qualità espressa è diventata un reparto di eccellenza (come attestato anche dalle oltre 400 lettere che sono pervenute nel corso degli anni all’ amministrazione ed all’ufficio relazioni al pubblico nonché da riconoscimenti pervenuti dagli assessori alla Sanità e dalla Regione).
Diversi amministratori, con motivazioni varie e mostrando insensibilità e insipienza dirigenziale hanno cercato di ridurre l’attività della U.O. salvo poi a ritornare sulle proprie decisioni allorquando si manifestava lo scontento e la rabbia degli utenti che sollevavano l’attenzione dei mezzi di informazione.

Dopo anni di battaglie si deliberò l’istituzione di una U.O.C di TDCP e per molti anni abbiamo potuto dimostrare che, anche in carenza di organico (4 medici ed un primario in pianta organica) l’apertura di un reparto con 10 posti letto in camere singole assolveva a tre compiti importantissimi: 1) decongestionava tutti i reparti dell’ospedale che trasferivano i malati terminali liberando posti letto per acuti e soprattutto non intasavano più la terapia intensiva e la rianimazione 2) Si offrivano cure specialistiche di qualità a pazienti algici in fase terminale 3) si determinava un risparmio economico per l’azienda di 4 milioni e 800.000 anno. (Tale risparmio, così come la decongestione dei vari reparti dell’0spedale sono stati dimostrati con un lavoro scientifico durato 10 anni e fatto in collaborazione con la direzione sanitaria della azienda: vincitore del Premio Luzzi 2012).
Ma la storia si ripete!

Già poco prima del mio pensionamento ci fu una interpretazione errata di una norma regionale che fece mettere in discussione la U.O. di TDCP salvo poi a rivederla e ad avere assicurazione dal D.G. dell’epoca (ing. Verdeoliva prima e Anna Iervolino poi). Oggi ancora una volta, si cerca di chiudere questa linea di attività, questa volta in modo più “Soft”. L’organico si è ridotto a soli due medici e non si pensa assolutamente di integrarli, il reparto che era uno dei più belli dell’ospedale è stato sottratto alla U.O.C. con tutte le attrezzature (letti speciali etc etc) e consegnato anche con attrezzature e mobili donati dalla associazione di volontariato alla U.O. di TDCP ad altro reparto; La U.O. viene accorpata alla divisione di FKT e solo due stanze date per i malati terminali! Due malati per stanza senza bagno !! nella più assoluta disumanità un malato deve assistere alla morte dell’altro. VERGOGNA Il personale infermieristico che nel corso degli anni aveva acquisito specifiche competenza e che si era selezionato per attitudine e motivazione (assistere i malati terminali, essere vicini alla sofferenza ed alla morte è cosa faticosa) si è demotivato, alcuni hanno chiesto di cambiare reparto.

Due soli medici di cui uno gode della legge 104…! È questo che si vuole? Far precipitare la qualità del servizio? COMPLIMENTI!! State riuscendo a distruggere quello che si è costruito in 45 anni di immensi sacrifici. NO! NON CI STO’! Non permetteremo uno scempio simile, una offesa alla città già carente di queste strutture. Non permetteremo che si tolga speranza a tanti malati sofferenti che non hanno la forza di far valere i propri diritti. Voglio sperare che in una pausa di riflessione si voglia ascoltare le ragioni delle associazioni di volontariato, prima tra tutte la associazione Il No.Do che ha più volte richiesto un incontro senza mai ricevere risposta. Gent. Direttore, Noi non ci arrenderemo, io Non mi arrenderò e combatterò con ogni mezzo in tutte le sedi (Regione, governo, mezzi di stampa, etc) per difendere il diritto alla non sofferenza sancito dalla legge 38/2010

(Dott. Vincenzo Montrone)

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