29 luglio 2021

Regione Lombardia, Smi: "Un altro passo indietro sulla strada della specializzazione in Medicina Generale"

"La deliberazione della giunta regionale lombarda 5004/2021 del 5 luglio 2021 della Regione Lombardia, che istituisce il tirocinio professionalizzante all'interno del Corso di Formazione Specifica in Medicina Generale, rappresenta l'ennesimo tentativo di sopperire ad una carenza che da anni sta mettendo in ginocchio l'assistenza primaria e che è stata volutamente ignorata dalle istituzioni" così una nota dell'Area Formazione e Prospettive del Sindacato Medici Italiani. "Le politiche nel corso degli anni si sono concentrare su un principio molto chiaro: rattoppare il più possibile un sistema che è in una condizione emergenziale da anni, per risorse e personale. Il tutto a detrimento non solo della formazione dei medici in Medicina Generale, ma anche dei cittadini, che si ritrovano una medicina del territorio che non riesce a rispondere al fabbisogno di salute della popolazione".

"L'istituzione del corso di formazione era necessario affinché una materia complessa e delicata come la medicina di famiglia avesse del personale formato e capace di far fronte alle difficoltà imposte dall'ormai prevalenza dominante delle malattie croniche. Quello del medico di famiglia è un mestiere che consiste di competenze cliniche, organizzative, comunicative, di conoscenza dei servizi e della realtà territoriale in cui si è inseriti, di abilità tecnologiche, di aggiornamento legislativo, burocratico e scientifico. Col recente provvedimento il medico di famiglia viene ancora una volta declassato all'ennesimo tappabuchi". 

"Attualmente i colleghi in formazione percepiscono uno stipendio di 900 € che è poco più della metà rispetto a quello percepito dai colleghi specializzandi, ossia 1.600 €. Questa remunerazione è la più bassa tra quelle europee tra i medici in formazione - prosegue la nota -. Oltre a ciò, si aggiungono le incompatibilità che non permettono di potersi sostentare economicamente; la mancanza di una maternità retribuita, di malattia infortunio e ferie pagate; la rinuncia obbligata a qualsiasi possibilità concorsuale in strutture pubbliche; la continua lotta per far riconoscere la formazione dei MMG come una specializzazione vera e propria e non un ripiego di chi non è entrato in scuola di specializzazione".

"Chi ha scelto questo percorso, l'ha fatto nonostante tutto ciò. In questo contesto, il recente provvedimento della Regione Lombardia mortifica ulteriormente una figura che dovrebbe essere al centro della salute pubblica. Crediamo che la formazione sia una risorsa più che preziosa e che non vada forzata la mano per rattoppare la mancanza di progettazione in politiche sanitarie delle istituzioni. Soprattutto vedendo che anche quest'anno sono state erogate a malapena 1.300 borse per formare medici di medicina generale, a fronte di 18.000 candidati. È così che si pensa di risolvere una carenza strutturale tanto profonda?"

"Abbiamo visto nella pandemia come la Regione Lombardia ha registrato numerosi decessi, anche tra i medici di famiglia. Abbiamo capito quanto sia fondamentale la medicina di prossimità, il territorio, e quanto sia fondamentale avere personale formato alla pari di uno specializzando. La visione ospedalocentrica e la commistione tra pubblico e privato, portate avanti come un esempio, si sono rivelate in tutta la loro fragilità. Per questo, come Sindacato Medici Italiani Area Formazione e Prospettive, crediamo sia più che necessario ricominciare dal territorio, non con rattoppi, ma con un lavoro strutturato e strutturale. Siamo ancora in tempo per ritessere una rete sgualcita e decrepita: basta solo la volontà politica conclude la nota".


L'Ufficio Stampa SMI

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