11 giugno 2021

Il Diavolo della Tasmania si riproduce in Australia dopo 3.000 anni, nuova speranza per questa specie

Il Diavolo della Tasmania è un animale la cui fame è stata ingigantita in molti casi dalla superstizione e dal cinema. Quando i primi europei si trovarono sulle isole della Tasmania, si trovarono ad ascoltare il lugubre verso notturno di questo piccolo marsupiale, associandogli diversi nomi con riferimenti all’inferno e ai lamenti dei dannati. Si tratta tuttavia d’un piccolo mammifero marsupiale, carnivoro, lungo all’incirca mezzo metro e dotato di una lunga coda. Il suo pelo è molto scuro e il suo viso allungato, ricordando in tal modo un piccolo orso, con l’unica differenza data da un piccolo marsupio nel quale per circa quattro mesi trovano riparo i piccoli.

Dai ritrovamenti era anticamente diffuso in tutto il continente australe, per cause ancora non chiarite è stato per secoli diffuso solo sull’isola di Tasmania, dove oltre che ai problemi di convivenza con gli uomini si è trovato anche vittima negli anni 90 di un epidemia di tumori facciali, capaci di uccidere un numero incredibile di esemplari, cosa che ha portato la specie ad essere considerata  a rischio. Dalle piccole dimensioni ma dalla forza straordinaria, il Marsupiale è famoso per la sua ferocia, il suo carattere poco espansivo, le sue abitudini notturne ma soprattutto per la sua enorme forza nelle mascelle, attributo che gli permette in pochi minuti di mangiare carcasse rompendo anche ossa e denti.

Le carcasse, i piccoli animali e quelli in fin di vita sono la sua principale fonte di sostentamento, non attacca animali grandi e in salute e men che meno l’uomo da cui dipende per l’enorme quantità di cibo che riesce a reperire grazie all’azione umana, non è rara infatti qualche intrusione in un pollaio. Il suo ruolo di spazzino gli ha ritagliato un ruolo essenziale nell’ecosistema e proprio per il rischio costante dato dall’invasione di specie aliene, di recente è stato reintrodotto in cattività sul continente.

Sono stati necessari ben più di dieci anni per raggiungere l’obiettivo, infatti in un area recintata di 400 ettari chiamata Barrington Wildfire Sanctuary è stata fatta in primis una grandiosa opera di pulizia da piante invasive e fogliame potenzialmente pericoloso per gli incendi. In secundis eliminate specie come la volpe rossa e il gatto selvatico, non autoctone e pericolose per il ripopolamento dei diavoli in quanto concorrenti verso il medesimo cibo. Nel 2020 quasi trenta esemplari sono stati introdotti nell’area, trovandosi benissimo e costantemente monitorati dagli esperti, in questi giorni si è però verificato ciò che si attendeva solo nelle più rosee aspettative. Sono nati ben 7 cuccioli, segno che l’integrazione nel nuovo territorio è stata perfetta, se proseguiranno a riprodursi il successo sarà totale. L’uomo di tanto in tanto riesce a far cose estremamente positive.

(Giuseppe Giuliano - Rcs Salute)

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