21 dicembre 2018

Il ministro Bussetti vuole gli infermieri in cattedra, ma non informa la Fnopi

Pino de Martino

Il ministro dell’Istruzione Marco Bussetti vuole gli infermieri in cattedra. Ad annunciarlo lo stesso ministro con i presidenti del Consiglio nazionale dell’Ordine degli psicologi e con il presidente della Società italiana di pediatria. Nemmeno l’ombra degli infermieri. Il fatto strano sta proprio qua. Di questa iniziativa alla Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche (Fnopi) non sanno niente. Lo hanno appreso dai giornali. A loro nessuno del Miur ha mai parlato di protocolli da sottoscrivere. Né sono stati informati gli ordini provinciali e territoriali dove il progetto pilota partirà. Stiamo parlando delle regioni Liguria, Abruzzo e Calabria. Per il momento, quindi, resta il punto interrogativo. Quali professionisti della sanità il ministro pensa di coinvolgere nell’iniziativa visto che gli ordini degli infermieri sono all'oscuro?

Il progetto del Miur punta comunque a "promuovere benessere e corretti stili di vita tra gli studenti". Cioè, si vuole portare tra i banchi della scuola dell’obbligo la cultura della salute e del benessere. Si vuole insegnare che prevenire è meglio che curare. Regola semplice, ma di difficile attuazione se la prevenzione non diventa cultura. "Abbiamo siglato - dice Bussetti - due importanti collaborazioni per l'educazione e la crescita sana dei ragazzi che vedono coinvolti istituti scolastici, famiglie, territori, esperti. Stiamo costruendo una vera e propria rete di sostegno. La scuola non è solo il luogo in cui si apprendono conoscenze e si sviluppano competenze. È anche spazio di cittadinanza attiva in cui si formano giovani consapevoli e corretti stili di vita". Soddisfazione da parte della Società italiana di pediatria e dall’Ordine degli psicologi.

Il progetto si rivolgerà a docenti, famiglie e studenti. Gli obiettivi che intende raggiungere sono i seguenti: "Incrementare l'attenzione dei ragazzi alla cura del proprio corpo, delle proprie abitudini di vita e della propria affettività, migliorare la vivibilità e il clima sociale all'interno delle scuole, costruire collaborazioni costanti e durature con le famiglie, prevenire casi di disagio e di abbandono scolastico, fornire indicazioni socio-sanitarie ai docenti e formarli sulla somministrazione di alcuni farmaci che i giovani potrebbero dover assumere in caso di patologie specifiche, dare assistenza medica e primo soccorso per migliorare la sicurezza a scuola".

Il progetto pilota "Benessere a scuola" sarà realizzato in attuazione dei due protocolli che in una prima fase, riguarderà tre regioni: Liguria, Abruzzo, Calabria. E coinvolgerà 60 scuole primarie e secondarie di I e II grado, circa 31mila studenti e 3.900 docenti. Il programma di attività prevede anche l’avvio di corsi di formazione per docenti, genitori e studenti per affrontare in maniera adeguata temi come i corretti stili di vita e la prevenzione di comportamenti a rischio per la salute. E' anche prevista un'azione di formazione del personale docente in servizio per "preparare gli insegnanti alla somministrazione di farmaci agli alunni con patologie specifiche".

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