20 gennaio 2021

Nuovo piano pandemico, Balzanelli (SIS 118): "Non manchi nulla a nessuno per continuare a vivere"

La strage nazionale correlata alla maxiemergenza pandemica da COVID-19, che vede l’Italia quale prima nazione al mondo per il numero di morti in rapporto percentuale con la popolazione, non può considerarsi evento su cui tacere e andare avanti come se tutto questo appartenesse all’ordine delle cose ineluttabili e di cui si debba comunque ed unicamente prendere atto senza particolari stravolgimenti di filosofia gestionale e di pianificazione nei profili di risposta istituzionale presente e futuri. 

Gli oltre 82.000 decessi che hanno devastato, e che con ritmo di crescita impressionante continuano giornalmente a devastare e spezzare la comunità nazionale, le famiglie, i singoli, impongono non solo l’analisi più rigorosa ed il conseguente accertamento delle plurali pesantissime responsabilità, nelle sedi competenti, inerenti la sconvolgente, più irresponsabile mancanza di un piano pandemico nazionale per maxiemergenza non convenzionale da minaccia biologica (che già dai tempi di Ebola doveva essere compiutamente allestito in conformità ai principi della Medicina dei Disastri), quanto, ancor più, impongono che vi sia un radicale mutamento nella visione strategica del nuovo piano pandemico nazionale in via di definizione ultimativa presso il competente Ministero della Salute.

Alla stagione in cui troppe volte è mancato drammaticamente, ed in pressochè tutte le regioni del Paese, “l’essenziale dell’essenziale” agli ammalati ed agli operatori sanitari schierati massivamente a difendere, in prima linea, innumerevoli vite umane, troppe volte – come documentano impietosamente le nostre “cronache dal fronte” - a prezzo della perdita della propria vita (indicibile scempio tutto italiano, non verificatosi, con queste proporzioni, in altri Paesi), va sostituita, da subito, la stagione in cui non manchi più niente, né ai pazienti né agli operatori.

Notizie ufficiose comparse a mezzo stampa inerenti i contenuti del nuovo piano pandemico, in via di ultima definizione presso il competente Ministero della Salute, indicano quale probabile scelta di criteri di pianificazione secondo cui “in ristrettezza di risorse” si legittimeranno - e quindi si faranno - scelte dolorose riguardo “chi passa e chi no”, in merito al beneficio di un tubo e di un ventilatore per sperare ancora di sopravvivere e di vivere, con il semaforo verde che noi medici dovremmo accendere a vantaggio del più giovane, del soggetto con maggiori probabilità di sopravvivere, rispetto all’anziano, magari con importanti patologie associate, e comunque rispetto al soggetto con minori possibilità di sopravvivere.

Se così dovesse essere, peraltro secondo quanto sancito da criteri oggettivi e indubbiamente molto razionali di selezione già ampiamente decodificati e previsti, da anni, dalla letteratura scientifica internazionale afferente alla medicina di emergenza, alla medicina del paziente critico e dei disastri, ed ultimamente richiamati in documenti dedicati, molto chiari ed esaustivi, redatti da alcune società scientifiche di area critica, vorrebbe dire, sul piano manageriale, che siamo ricaduti, tragicamente, nello stesso errore di sempre, lo sprofondare nel baratro della mancata, adeguata, preventiva, coerente, più dovuta allocazione di risorse per l’emergenza sanitaria nel nostro Paese.

Il tema è che un nuovo piano pandemico nazionale deve, a nostro parere, sulla base della “lectio magistralis” impartita dal disastro attuale, delle durissime lezioni inflitte, a tutti i livelli, inerenti le morti evitabili non evitate, prevedere una allocazione di risorse complessiva adeguata, ed il corrispondente preventivo stoccaggio, a livello delle varie regioni, di tutte le attrezzature dedicate per il supporto avanzato delle funzioni vitali, calibrata in modo tale che non manchi nulla, in modo che – stando ai termini concreti ultimi, non manchino né tubi, né ventilatori, né posti letto, né personale medico – infermieristico formato, addestrato e specializzato per farvi fronte in modo appropriato.

Il nuovo piano pandemico preveda intanto che non manchi niente per far fronte a nuove subentranti ondate di maxiemergenza, sia alla popolazione sia agli operatori sanitari, considerato che risorse ingentissime, di miliardi di euro, sono state, proprio durante la pandemia, destinate dal governo del Paese ad altri obiettivi meno prioritari rispetto alla immediata disponibilità di attrezzature, personale ed appropriate condizioni di percorso clinico integrato e di appropriatezza gestionale.

Il nuovo piano pandemico assicuri, quindi, preventivamente, stanziamenti ed investimenti adeguati di risorse finanziarie tradotte in scorte intangibili immediatamente disponibili per gli operatori secondo necessità del momento improvviso, di mezzi, materiali, attrezzature, ospedali dedicati, fondi che pare siano in imminente arrivo dall’Europa, garantisca il pari diritto di accesso alle cure di tutti i cittadini, peraltro costituzionalmente garantito, siano essi vecchi o giovani, già affetti da patologie concomitanti o privi di qualunque preesistente patologia clinicamente significativa.

Sarebbe ingeneroso ed immorale prevedere già agli atti governativi la ristrettezza di risorse (= mettere le mani avanti) dopo quanto orribilmente è accaduto e sta tragicamente accadendo, rischiando di privare, ancora una volta, di risorse che possano definirsi pienamente adeguate il Sistema dell’Emergenza nazionale, territoriale (Sistema 118) ed ospedaliero (Unità Operative di “area critica ospedaliera”), rischiando di non provvedere agli opportuni dimensionamenti preventivi degli acquisti da fare e delle relativa ripartizione degli strumenti acquisiti a livello dei territori regionali, e poi far ricadere sul medico in trincea il dilemma etico in merito a chi scegliere laddove si debba concedere una possibilità in più per la vita.

Il concetto di “ristrettezza di risorse” in corso di maxiemergenza sanitaria, per quanto naturalmente ed inevitabilmente correlato ad uno squilibrio tra mezzi immediatamente disponibili per la “risposta assistenziale” di supporto e di contrasto e le necessità improvvise e più drammatiche del momento, deve letteralmente sparire dalle logiche della nuova programmazione sanitaria ministeriale, non può più rappresentare la scusa per tirare a campare con il “freno a mano tirato” mentre si spende l’impossibile altrove, laddove proprio la Medicina dell’Emergenza e dei Disastri insegna da decenni, alla comunità scientifica nazionale ed internazionale, all’Italia e al mondo interno, che aveva pienamente ragione Aristotele quando sosteneva che “è probabile che l’improbabile accada”.

 

(Mario Balzanelli

Presidente Nazionale SIS 118 ) 

 

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