08 gennaio 2021

Climate change, gli obiettivi raggiunti o no dai paesi dell'Accordo di Parigi del 2015

Dopo aver discusso del Protocollo di Kyoto è opportuno porre l’attenzione sull’accordo di Parigi (avvenuto nel 2015), il secondo dei grandi convegni tra le nazioni a favore della salvaguardia del clima. Se il summit Giapponese è stato “rivoluzionario” per i temi trattati e le operazioni programmate, quanto stabilito in Francia è stato fondamentale per la partecipazione globale e per aver abbattuto, in ambito di emissioni, la differenza tra pesi industrializzati e in via di sviluppo, dando qualche piccola libertà ai “paesi poveri” ma muovendo in maniera unilaterale tutte le nazioni verso la salvaguardia del bene comune.

Altro aspetto da tener presente è che per la prima volta vengono tenuti presenti i diritti alla salvaguardia delle fasce deboli della popolazione, indigeni, migranti, bambini, disabili e in genere tutti coloro che hanno bisogno di essere supportate. Seguendo quanto stabilito nella conferenza nipponica, l’obiettivo da perseguire è quello di portare la temperatura media terrestre a soli 2 gradi in più rispetto a quanto era percepita in epoca pre industriale, ovvero prima che le azioni umane portassero scompensi di tale levatura.

L’impegno è quello di adoperarsi in sforzi considerevoli, con una riunione ogni cinque anni per analizzare i risultati raggiunti, ed arrivare a ridurre ancora di più le emissioni, con l’obiettivo per il ventennio 2030-2050 di raggiungere lo scopo di emissioni zero e portare la temperatura a soli 1,5 gradi di differenza. In virtù di quanto stabilito, per determinate scelte di tipo ambientale, i governo possono procedere bypassando organi di controllo statale e impegnarsi a fondo per controllare nel più breve tempo possibile le emissioni. Come visto in precedenza, le emissioni inquinanti nell’atmosfera sono il principale nemico del clima, ridurre significativamente il consumo di combustibili fossili e di rimando salvaguardare il patrimonio forestale (che viene finalmente riconosciuto come essenziale per il benessere climatico) sono i capisaldi delle politiche green cui tutti i paesi devono aderire, con l’aggiunta di sostegno da parte di quelli industrializzati nei confronti di quelli in via di sviluppo.

La cooperazione è il punto nevralgico dell’azione di “rinascita ecologica” infatti tra i punti discussi a Parigi si è sottolineato quanto siano importanti lo scambio di informazioni su: Conoscenza del clima e dei suoi mutamenti, esperienze dirette sulla pianificazione e risultati e politiche di adattamento per il Paesi in via di sviluppo. Proprio per questi ultimi, generalmente più esposti per posizionamento geografico all’azione nefasta dei cambiamenti climatici, è previsto il sostegno finanziario dei paesi sviluppati in modo da permettere sia il sostentamento sia la fruizione di politiche green.

(Giuseppe Giuliano - Rcs Salute)

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