16 dicembre 2020

Elio Manzillo del Cotugno di Napoli lancia l'allarme: "Terza ondata prima di Capodanno"

"Temo che la terza ondata arriverà già nei giorni a cavallo di Capodanno, Noi medici e sanitari dell’ospedale Cotugno di Napoli siamo molto preoccupati", sono queste le parole del primario Elio Manzillo dell'ottava divisione di Malattie infettive, da mesi ormai uno dei tanti reparti covid, dell'ospedale napoletano. A far temere questo scenario sono le immagini che in questi giorni da Nord a Sud del Paese mostrano le vie dello shopping gremite in vista del Natale. Il buon senso è andato a farsi benedire e ormai non si riesce ad aver un controllo sulla popolazione. Anche i tamponi son diminuiti vertiginosamente, quindi abbassando il numero di positivi, quelli asintomatici, che possono aggirarsi tra i negozi dello shopping indisturbati.

Sulle scelte del Governo Manzillo non ha dubbi. “Provvedimenti inutili e non rispettati dalle persone. In questi mesi, nonostante i divieti, ho continuato a vedere persone uscire di casa tranquillamente e senza problemi. Il risultato è sotto gli occhi di tutti. E i rischi all’orizzonte, con questo progressivo andazzo, sono ormai serissimi e vicini”. Le scelte dei maggiori paesi europei ne sono una dimostrazione, dall'oggi al domani Germania e Gran Bretagna hanno deciso una nuova chiusura. Manzillo poi continua: "per certi versi mi fa sorridere l'invito a essere in pochi la sera della Vigilia di Natale e di Capodanno: mi chiedo chi mai potrebbe controllare quante persone siedono alla stessa tavola. Tutto è lasciato al buon senso delle persone''.

Intanto già oggi il reparto guidato dal Primario non ha disponibilità di posti letto. Tutti occupati!

Poi però, c'è l'altra faccia della pandemia. Quella che anche se il futuro all'orizzonte appare nebuloso, gli operatori del Cotugno cercano di rendere meno dura, restituendo un briciolo di umanità alla comunità di pazienti, medici e infermieri impegnati sul campo. E così è nata ed è stata realizzata un'iniziativa singolare ma da segnalare: il presepe Covid. Pastori con mascherina, visiera protettiva e tute bianche con scafandro. A mettere su la "scultura" natalizia è stato il personale della stessa divisione Covid. "Hanno un po' stressato quello che vivono qui da mesi - spiega Manzillo - portando sul presepe la loro quotidianità fatta di bombole di ossigeno e mascherine che hanno realizzato a mano e con cui hanno bardato i pastori esattamente come fanno loro tutti i giorni. Svolgono un lavoro massacrante sottolinea  e purtroppo molte volte è un aspetto che sfugge ai più, perché assistere un paziente Covid non è la stessa cosa che assistere un paziente qualunque".

(Antonio Pezzella - Rcs Salute)

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