02 dicembre 2020

Disabilità e Covid: l'assistenza in ospedale viene ancora negata, Franco morto in solitudine

E' la triste storia di Franco 55anni, con una disabilità mentale gravissima, morto in piena solitudine, senza assistenza all'ospedale San Francesco di Nuoro. La storia viene raccontata dalle sorelle Luisella e Maria, parlano di un’odissea iniziata il 12 novembre con l'esito del tampone positivo e i primi sintomi del Covid. Franco ha avuto sintomi importanti da subito ma supportati dall'USCA sono riusciti a curarlo a casa, con l’aiuto di una dottoressa del 118, ma già dal 18 di novembre le sue condizioni sono peggiorate, aveva bisogno di ossigeno.

La dottoressa che lo aveva in cura, rendendosi conto del suo stato e quindi di un necessario ricovero, il 19 novembre chiama la direzione sanitaria e spiegando la situazione di Franco, riesce ad ottenere un permesso verbale, visto il carattere di urgenza, affinché una delle sorelle potesse assisterlo in ospedale. "Sapevamo che non poteva stare in ospedale da solo. Lui aveva bisogno di averci vicino per essere aiutato nei suoi bisogni primari perché da solo non è in grado di esprimersi, ma soprattutto aveva bisogno di noi per trovare la forza di proseguire le cure e guarire".

Da subito la presenza della sorella viene etichettata come "favoritismo" rimarcando che nei giorni precedenti altre due persone con disabilità (decedute poi entrambe) erano ricoverati da soli senza familiari. Franco sembrava si stesse riprendendo, la febbre scendeva e lui con il casco respiratore Cpap affrontava con coraggio questa terribile prova. La sorella Maria aveva a disposizione solo una sedia e quindi non poteva nemmeno dormire, mangiava solo barrette di cioccolato e per riuscire a reggere la stanchezza beveva caffè. Maria aggiornava con messaggi e con una chiamata sul tardi il resto della famiglia a casa. Ma durante queste chiamate viene ripresa più volte dal personale sanitario dell’ospedale. Infatti, erano ritenuti comportamenti inaccettabili fino a richiedere l’allontanamento della donna dall’ospedale.

A Franco restava quindi il suo smartphone con il quale sapeva fare le telefonate e le videochiamate e così per due giorni è riuscito a mettersi in contatto con la famiglia. Oggi, a pochi giorni dalla sua morte, le sorelle ricordano: lui chiedeva in continuazione "Ma chi viene oggi? Non venite a trovarmi?”. Chiamate che hanno straziato il cuore alle due sorelle, con una mamma a casa novantenne da accudire. Martedì 24 novembre, le condizioni di Franco sono precipitate fino al ricovero in terapia intensiva e alla sua morte, da solo in ospedale. Oggi le sorelle di Franco vogliono chiarezza e chiedono permessi speciali, non solo per la terribile morte del Fratello, ma per le altre persone con disabilità che restano ancora sole, e si lasciano andar alla morte senza reagire.

Si tratta di persone incapaci di capire e reagire a uno strappo così profondo dai loro affetti più cari. E soprattutto sono persone prive di quella minima autonomia per potersi prendere cura di loro stessi. La soluzione proposta dalle sorelle di Franco è chiara: "Crediamo che la soluzione possa essere quella di prevedere un paio di stanze in ogni ospedale dedicate alle persone con disabilità dove possano avere vicino un familiare. Aiutateci a combattere la battaglia di umanizzazione negli ospedali, non solo per Franco ma per tutte le persone con disabilità che si trovano ricoverati nei reparti Covid".

(Antonio Pezzella – Rcs Salute)

 

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