27 novembre 2020

Medici famiglia, con pandemia è esploso il carico di lavoro. Simg: "Servono risorse per gestire pazienti ordinari e Covid"

"Con la pandemia, il carico di lavoro dei medici di famiglia è esploso. Si parla molto di noi nella gestione del Covid, dimenticandosi che dobbiamo gestire l'attività ordinaria: ora che l'emergenza dura da 9 mesi, dobbiamo scegliere che indirizzo dare alle cure primarie".
Questa la denuncia che arriva dal 37/mo Congresso Nazionale della Società italiana di Medicina generale (Simg), in corso sino a domenica 29 novembre. "Servono dunque nuove risorse per potenziare la Medicina di famiglia dotandola di personale amministrativo e infermieristico", tanto più se la si vuole coinvolgere nel contact tracing, sottolinea Alberto Magni, Responsabile Simg delle politiche giovanili.

A seguito del progressivo invecchiamento della popolazione "i medici di medicina generale sono passati da 7 contatti annui per paziente nel 2009, a 10 contatti nel 2019, con un aumento del 30%. In questo contesto si è inserita l'emergenza coronavirus che ha determinato, nella prima ondata, uno sbilanciamento dell'attività professionale nei confronti della gestione del paziente affetto da Covid-19.

 "La gestione della popolazione affetta da patologie croniche nella prima fase della pandemia - prosegue Magni - si è frammentata. Dopo la prima ondata, abbiamo riorientato rapidamente l'attività professionale nei confronti di tale popolazione; ora la ripresa dei contagi ha determinato nuovamente una pressione sugli operatori, perché al lavoro ordinario si è sommata la gestione dell'emergenza oltre all'inizio della Campagna Vaccinale per l'influenza". Se non si riescono a gestire i pazienti affetti da cronicità si rischia, infatti, conclude, "di vedere in un secondo momento le conseguenze dovute alla mancanza di visite mediche, esami e follow up".

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