26 novembre 2020

La fiaba di Babacar, dalla fuga da bombe e guerra fino a salvare vite un reparto Covid

Questa è la storia di Mbaye Babacar Diouf, il cui viaggio parte dall'Africa, attraverso il mare, fino al lavoro di infermiere nel reparto COVID-19 di un ospedale di Bilbao, in Spagna. La sua è una storia a lieto fine, ma dietro quel successo ci sono anni di umiliazioni e difficoltà. Babacar infatti, ora ripercorre il suo calvario e pensa al debito da ripagare, 4.500 euro a un “traghettatore” che dall’Africa lo ha portato in Europa. Trentatre anni, di origine senegalese, Babacar spiega che l'Europa non offre una panacea se il prezzo è annegare in mare o vivere per sempre nell'ombra. Può sembrare un messaggio strano da parte di qualcuno che ha costruito una carriera che gli permette di volare a casa a Dakar per far visita a una famiglia che riesce a sostenere con le proprie rimesse. Ma spiega il perché di questa ffermazione vestito con un'uniforme blu, con i dreadlock e gli occhiali da sole sorride generosamente all'obiettivo del fotografo AP e parla un perfetto spagnolo, mostrando un mix di gentilezza e confidenza prima di iniziare il suo turno di notte nell'ospedale universitario di Basurto a Bilbao.

Infatti, molto prima che Babacar trovasse la propria stabilità nella città basca, ci sono state notti difficili passate dormendo all'aperto, sopravvivendo per strada per ripagare i trafficanti di migranti. Oggi ricorda quel viaggio tra onde alte otto metri, la paura e il lungo calvario una volta giunto in Europa, dove difficilmente si può lavorare in maniera legale. Tuttavia, la svolta nella sua vita è arrivata quando ha incontrato Juan Gil, l'uomo che ora chiama "Aita", padre in lingua basca. Babacar lavava i piatti in un bar. Gil aveva bisogno di un lavoro di ristrutturazione a casa. Presto il giovane operaio è diventato un ospite fisso alla tavola di Juan rimasto solo dopo la morte dell'anziana madre e la figlia, andata via di casa. Così ha convinto Babacar a trasferirsi da lui - lasciando il suo costoso posto letto in un appartamento di quattro stanze condiviso con altri 15 uomini.

Così, a 28 anni, dopo una lunga e costosa battaglia contro la burocrazia, Babacar è stato ufficialmente adottato da Juan e Gil è ora il cognome riportato sul suo passaporto spagnolo. Grazie a questa svolta Babacar ha potuto finire di ripagare il suo debito residuo, inviare più soldi ai parenti in Senegal, iscriversi alla scuola per infermieri e, dopo il diploma, essere assunto dal servizio sanitario pubblico della regione basca.

Fonte: Rai News

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