24 novembre 2020

Crisi economica e sanitaria, nel 2021 previste meno 400mila nascite in Italia

Dobbiamo nuovamente affrontare un bilancio pesante, quello relativo alle nuove nascite previste nel 2021. Ci sarà – secondo le previsioni – un calo drastico di nascituri, dovuto, principalmente, alla crisi economia e sanitaria che sta attanagliando il paese. Il tutto è legato alla pandemia, che influisce quindi sia sul numero di decessi che su quello delle nascite. "È, infatti, legittimo ipotizzare che il clima di paura e incertezza e le crescenti difficoltà di natura materiale (legate a occupazione e reddito) generate dai recenti avvenimenti orienteranno negativamente le scelte di fecondità delle coppie italiane". Lo ha sottolineato il presidente dell'Istat, Gian Carlo Blangiardo, in audizione sulla manovra davanti alle Commissioni bilancio di Camera e Senato.

"I 420 mila nati registrati in Italia nel 2019, che già rappresentano un minimo mai raggiunto in oltre 150 anni di unità nazionale, potrebbero scendere, secondo uno scenario Istat aggiornato sulla base delle tendenze più recenti, a circa 408 mila nel bilancio finale del corrente anno - recependo a dicembre un verosimile calo dei concepimenti nel mese di marzo - per poi ridursi ulteriormente a 393 mila nel 2021", ha aggiunto. La crisi ha interessato di più il Mezzogiorno e i giovani, "ma questa volta sono state soprattutto le donne - maggiormente impiegate nei servizi (il settore più colpito con 809 mila occupati in meno rispetto al secondo trimestre 2019) e in lavori precari - a subire gli effetti maggiori: nel secondo trimestre del 2020 si contano 470 mila occupate in meno rispetto allo stesso trimestre dell'anno precedente (323 mila in meno tra quelle con contratto a tempo determinato) e il tasso di occupazione femminile 15-64 anni si attesta al 48,4%, contro il 66,6% di quello maschile, collocandoci al penultimo posto della graduatoria europea, appena sopra la Grecia", ha proseguito il presidente dell'Istat. I dati sull'occupazione femminile in Italia "permangono preoccupanti nonostante il livello di istruzione femminile sia sensibilmente maggiore di quello maschile", ha concluso.

Fonte: Istat 

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