16 novembre 2018

Demenze. Evitabili il 30% dei casi con riduzione dei fattori rischio

È la prevenzione l’arma più efficace contro le demenze. Secondo la stima effettuata in base a calcoli epidemiologici e all’influenza dei fattori di rischio, si potrebbero evitare almeno il 30% dei casi conclamati. Soprattutto per patologie come Alzheimer e demenza vascolare, che rappresentano circa il 70% del totale delle demenze.

L’originale studio, il primo nel suo genere, è stato illustrato nel corso del XII convegno "Il contributo dei centri per i disturbi cognitivi e le demenze nella gestione integrata dei pazienti” in programma all’Istituto superiore di sanità. I principali fattori di rischio per l’insorgenza della demenza – si è detto - sono l’età (nei Paesi industrializzati la prevalenza è circa del 8% negli ultra 65enni e sale a oltre il 20% dopo gli 80 anni) e il genere (le donne sono un gruppo a maggior rischio per l'insorgenza della demenza di Alzheimer).

Esistono poi altri sette fattori di rischio legati allo stile di vita e pertanto potenzialmente modificabili quali diabete, ipertensione, obesità, inattività fisica, depressione, fumo di sigaretta e basso livello di istruzione. Utilizzando i dati del sistema di sorveglianza Passi, è stato possibile stimare la prevalenza di ciascuno dei sette fattori anche a livello della singola regione italiana. Sempre nel 2018 sono state approfondite le stime epidemiologiche della demenza in Europa: la prevalenza per i soggetti con una età maggiore di 65 anni è risultata pari al 7,1% con un incremento dell11% rispetto alle stime precedenti.

Per la prima volta sono stati inclusi anche studi che considerano la presenza dei pazienti nelle strutture residenziali: un fenomeno spesso dimenticato nelle stime epidemiologiche della demenza. Sta emergendo inoltre il problema della qualità della diagnosi nei Cdcd. In uno studio condotto in Italia intervistando 501 referenti di queste strutture è stato possibile calcolare che nell’Italia del Sud e Isole viene effettuata una valutazione neuropsicologica completa con una frequenza inferiore al 44% rispetto alle strutture del Nord Italia. Questo ha rilevanti conseguenze in termini di appropriatezza diagnostica e rappresenta un’area prioritaria di sanità pubblica sulla quale urgentemente intervenire.

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