15 novembre 2018

Alimentazione, carne senza antibiotici. Ciwf: solo operazione di marketing

Spesso i prodotti cosi detti "antibiotic free", come carni e uova, costano anche di più. E altrettanto spesso i consumatori ci cascano, credendo che il prezzo maggiorato sia sinonimo di maggiore qualità e di affidabilità. Tutto falso secondo molti addetti ai lavori.

La sezione italiana di CIWF (Compassion in World Farming) organizzazione che si occupa di diffondere un allevamento rispettoso degli animali, ad esempio, dice chiaramente che spesso siamo di fronte a operazioni di facciata, esclusivamente di marketing e invita esplicitamente i consumatori a non acquistarli, preferendo prodotti da allevamenti all'aperto e biologici.

"La mancanza di residui vale per qualsiasi tipo di carne in commercio, in quanto per legge, dopo la somministrazione degli antibiotici, bisogna seguire dei giorni di sospensione in cui gli animali non ricevono antibiotici prima di essere macellati", si legge in una nota.

Inoltre, la carne e le uova antibiotic free "non provengono da animali allevati senza l'uso di farmaci. Anzi, nella maggior parte dei casi, per compensare il mancato uso di antibiotici in sistemi di allevamento in cui non c'è stato nessun miglioramento delle condizioni di benessere degli animali, viene fatto un uso massiccio di altri farmaci. Nel caso dei polli, per esempio, il disciplinare per l'antibiotic free ammette l'uso di farmaci chiamati coccidiostatici ionofori, che hanno anche una funzione antimicrobica e il cui uso su larga scala, proprio come nel caso degli antibiotici, può causare l'insorgenza di fenomeni di resistenza al loro utilizzo".

Studi preliminari riportati da un report norvegese sull'uso di questi farmaci hanno inoltre messo in evidenza una possibile associazione, in alcuni batteri, tra la diffusione della resistenza agli ionofori e quella agli antibiotici.

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