06 maggio 2020

Per anni il Sss ha proseguito il suo percorso per forza di inerzia: ma ora è il momento di capire se sopravviverà

I governi, le forze politiche, gli stessi cittadini hanno ignorato un problema che non conveniva affrontare...eppure il servizio sanitario pubblico, con le versioni declinate in vario modo dalle regioni, ha continuato ad esistere e, quando se ne è manifestata la necessità, è intervenuto, in maniera soddisfacente...Tutto ciò, nonostante il definanziamento diffuso operante da anni, nonostante le gravi carenze di organico per concorsi bloccati da anni, nonostante le pietose carenze di attrezzature moderne e funzionali e le gravissime sottovalutazioni di esigenze formative e di specialisti da formare, tollerate per anni, con la complicità dei poteri accademici che hanno badato soltanto ai propri interessi di bottega....

Alla fine, il sistema ha retto...magari più per la forza delle truppe in campo che per altro...indubbiamente ha retto...Il problema, adesso è guardare al futuro. Ci vuole poco per ritornare alla fase “quo ante”, al misconoscimento dei problemi in campo...ci vuole poco,in sostanza per fare ritornare ,gli attuali eroi, alla posizione precedente di problemi, piuttosto che risorse... Invece, credo, sia arrivato il tempo di praticare una profonda riflessione sul tema del servizio sanitario pubblico...dovrebbe essere chiaro a tutti che non abbiamo bisogno di eccellenze a macchia di leopardo, non abbiamo bisogno di scienziati che vadano sui teleschermi a dispensare pillole di scienza, non abbiamo bisogno di venti servizi sanitari diversi, che erogano servizi diversi a seconda delle latitudini...abbiamo bisogno di un servizio sanitario pubblico che eroghi prestazioni dignitose, in tempi non eccessivi, in tutte le regioni e, soprattutto di un servizio che non sia differenziato a seconda di ceti economici e che non sia parametrato per offrire prestazioni differenziate e ridurre il pubblico ad una sanità povera per i poveri...

Questa è la sfida che ci attende per i prossimi anni... le esigenze vanno studiate in anticipo, le emergenze vanno previste, piuttosto che rincorse...bisogna farsi trovare attrezzati, con piani sulle emergenze attivi...non servono ospedali da campo o modulari, costruiti, in tutta fretta e magari attivi dopo che le emergenze sono passate...servono reparti attrezzati e forniti di personale formato ed adeguato, non ricorse affannose di pensionati o neolaureati senza alcuna esperienza...nei paesi più attrezzati, in emergenza, ci vanno i medici esperti... Riusciremo a capire la lezione che questa emergenza ci ha fornito???

Riusciremo ad avere una classe politica che faccia tesoro di questa esperienza ed eviti,in futuro,una programmazione soggetta a regole di ingaggio poco chiare e sottoposta ad esigenze di singoli e gruppi che poco hanno a che fare con gli interessi generali??? Riusciremo ad avere una opinione pubblica attenta??? La stessa opinione pubblica che ha aspettato per circa due mesi con ansia il bollettino pomeridiano della Protezione Civile e che, dopo, sarà pronta a ricordare il problema della organizzazione dei servizi della salute, piuttosto che della organizzazione del campionato di calcio??? Questo lo vedremo nei prossimi mesi e, probabilmente anche da questo dipenderà il futuro del Servizio Sanitario Nazionale...

(di Giulio Liberatore, Primario emerito Direttore Sanitario Aziendale Asl Caserta A. O. Caserta)

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