14 novembre 2018

Emergenza fegato grasso. Le cause: genetica e stili di vita errati

Circa il 30% degli italiani è affetto da fegato grasso o steatosi epatica non alcolica (Nafld), con picchi più elevati nel Meridione. Una patologia spesso sottovalutata, ma che nel nostro Paese è considerata ormai dagli specialisti alla stregua di una vera e propria epidemia. A lanciare l'allarme gli esperti riuniti a Milano per il Congresso sulle malattie infiammatorie croniche intestinali tenuto in questi giorni.

"Normalmente circa il 5% degli epatociti, le cellule del fegato, contengono grasso”, hanno spiegato gli esperti. Nel caso del fegato grasso, la percentuale è superiore. Le cause principali sono l'alimentazione e lo stile di vita: un soggetto in sovrappeso ha una probabilità molto più elevata di sviluppare il fegato grasso. Non manca però un fattore genetico: è stato verificato che un gene, l'adiponutrina, favorisce una forte predisposizione ad avere il fegato grasso.

In particolari gruppi, come gli obesi o i diabetici, la patologia raggiunge una prevalenza dell'80-90%. Per accorgersi del fegato grasso - ricordano gli specialisti - l'approccio più semplice è l'ecografia, che permette di vedere se il fegato è iper-riflettente. Alla malattia non corrisponde sempre un aumento delle transaminasi, ossia gli esami di pertinenza epatica che indicano la presenza di necrosi, e questo rende più difficile l'attività dell'esperto.

Il problema che incontrano i medici nel trattare il fegato grasso sono una serie di correlazioni nel quadro clinico che possono presentarsi oltre agli effetti epatici. Infatti, oltre a causare steatoepatite non alcolica, la forma a maggiore probabilità di evoluzione, cirrosi e tumore epatico, la Nafld comporta un elevato rischio di patologie cardiovascolari (infarto, ictus) che rappresentano la principale causa di morte.

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