28 marzo 2020

Letti per voi: leggere per andare lontano, restando a casa

L’Abito di piume – Banana Yoshimoto – Feltrinelli 2008

Quando il destino vuole che si capiscano certe cose, alla fine ci si riesce sempre”.

Hotaru, 26 anni, Tokyo. Dieci anni in un appartamento in balia di un uomo sposato che la lascia. Lei non può far altro che subirne la volontà e capire di aver vissuto un amore a senso unico, slegato dalla realtà. Questa nuova consapevolezza la getta in una profonda depressione…ma la riporta a casa, agli affetti del suo paese natale, dove fra ricordi e percezioni inizia un lento percorso di guarigione. Le pagine fluiscono sospese con il tipico stile di Yoshimoto.

Si fa strada fluttuando, la consapevolezza dell’ineluttabilità del destino, dell’esistenza di un luogo designato. Se la guarigione del corpo e dell’anima ha origine solo dentro di noi, i piccoli miracoli quotidiani, i gesti, il calore, la gentilezza, si posano e ci proteggono, come un HAGOROMO (titolo originale del romanzo), un’abito di piume, kimono leggerissimo che le Tennyo, figure mitologiche fra donna e angelo) indossano per volare fra mondo terreno e aldilà. Riflessivo.

Prima di sparire – Mauro Covacich – Einaudi 2010

“Non so resistere alla voce del dolore. E’ una reazione fisica, prima che morale. Se un essere sofferente chiama io rispondo. Lo faccio per me è evidente”.

La storia è molto semplice. E molto complessa. E’ una cronaca di un amore che uccide un altro amore, di un cambiamento sofferto, non sereno. Sono due le storie che si intrecciano, una di fantasia, l’altra reale (l’autore scrive della sua vita, raccontata, come lui stesso ammette, dal suo unico punto di vista) come ambedue affrontano la separazione, lo strappo, il salto nel nuovo.

Scrivere la cronaca di un amore che uccide un altro amore significa provare a raccontare il momento in cui i sentimenti si sovrappongono e confondono: il giorno in cui il desiderio e la paura, l’integrità e la colpa, la nostalgia e la voglia di scappare, si ritrovano inspiegabilmente fusi dentro un unico corpo. Sparire dalla vita di un’altra persona significa tradire innanzitutto se stessi: alla fine anche se sei innocente, scopri di aver fatto comunque del male a un sacco di gente. Ma non puoi evitarlo, l’amore attende paziente, mesi, anni, ma poi si arrabbia e attraversa l’arte, tre continenti, la capitale, Budapest e ….ti porta via. Doloroso.

Gli occhi gialli dei coccodrilli – Katherine Pancol – Dalai Editore 2009

Una donna, nella sua cucina, pela le patate, si taglia e piange”.

Questo è l’inizio di un librone di 650 pagine, il primo di una trilogia, scoperto poi senza vincoli, poiché costituita da storie indipendenti fra loro. Centrato sulla figura di Joséphine, letterata erudita e un po’ sfortunata, che riesce a sconfiggere la malasorte e a danzare con la propria vita. Lo sguardo è femminile.

Ci sono tante donne di tante età, dalle bambine alle anziane, e sono ben descritte e caratterizzate, come tutti i personaggi che le gravitano intorno, del resto, due figlie, un marito che diventa presto ex, una famiglia d’origine bella corposa! Ma la scrittrice è abile a metterli sotto i riflettori al momento giusto e non tutti insieme, per non creare confusione e lasciare appassionare il lettore. Succederanno cose da favola…Ma solo dopo! Lettura gradevole e curiosa.

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