09 novembre 2018

Sanità e social: il 42% dei medici comunica su Whatsapp con i pazienti

La pratica quotidiana di comunicare con velocità con amici, parenti, colleghi si sposta ora nel rapporto medico-paziente. Lo conferma anche un'indagine dell'Osservatorio Innovazione digitale in sanità del Politecnico di Milano, che rileva come il 42% dei medici utilizzi WhatsApp per comunicare con i propri pazienti. Il 29% degli intervistati che ancora non sfruttano l'App di messaggistica con i propri assistiti, ha dichiarato che ha intenzione di servirsene in futuro.

Della comunicazione medico-paziente, tra le lentezze della burocrazia e la velocità dei social, si parlerà al Congresso nazionale Ame, Associazione medici endocrinologi, che ha aperto ieri i suoi lavori a Roma. "In realtà non cambia la professione e il suo contenuto - spiega Agostino Paoletta, Endocrinologia Ulss 6 Euganea Padova - cambia il modo in cui viene esercitata. La tecnologia mette a disposizione nuovi sistemi di organizzazione interna (fascicolo sanitario, firma digitale, elaborazione informatica di informazioni, strumenti di diagnosi che raccolgono dati personali, device di monitoraggio che consentono una comunicazione continua) e nuovi strumenti di relazione con i pazienti, obiettivamente più rapidi e funzionali (mail, WhatsApp, Sms, Internet che già oggi consentono di prenotare visite e esami comodamente da casa).

"I medici sono sempre più attenti alle nuove tecnologie e sono consapevoli che sarebbe anacronistico non impiegarli anche nella comunicazione con i pazienti. Parallelamente, non va sottovalutata la possibilità di commettere errori in merito alle decisioni cliniche da prendere nei riguardi del paziente che ha inviato il messaggio in un particolare momento della giornata, magari non avendo sottomano la cartella clinica del paziente, e gli eventuali rischi legati a un mancato rispetto della normativa sulla privacy".

"Nel rapporto con i pazienti - interviene l'avvocato Maria Giovanna Savio - l'uso di strumenti informatici non muta il contenuto della prestazione professionale e le responsabilità da essa derivanti, poiché il documento informatico ha pieno valore di legge. Questo, evidentemente, comporta la necessità di una riflessione sulla nuova dimensione della prestazione medica anche da parte delle istituzioni sanitarie".

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