17 marzo 2020

Coronavirus. Mancano le valvole in rianimazione e da Brescia un team di ingegneri le stampa in 3D

Questa è una bella storia, una storia di solidarietà ed ingegno. Tutto comincia venerdì 13 marzo quando a mezzo di una catena di montaggio umana e professionale giunge l’SOS dell’ospedale di Chiari (Brescia), necessità di valvole che non sono giunte in consegna e la cui mancanza mette a rischio la vita di molti pazienti. La scorta di valvole necessarie per il funzionamento di uno strumento di rianimazione difatti stava letteralmente terminando e non c’erano possibilità di riordino imminente. Come fare? Ma bisogna fare!

Il giornale di Brescia, nella persona della sua Direttrice, Nunzia Vallini, si fa promotore per la ricerca individuando in un’azienda la tipologia ricercata. Cosa si cerca? La possibilità di stampare in 3D velocemente e consegnare. All’appello, tassativamente in loco, risponde Cristian Fracassi, ingegnere dei materiali e titolare di un’azienda dedicata. Lui e la sua squadra si mettono all’opera. Non ci sono i file progettuali, i ragazzi vanno a prendere il campione direttamente in ospedale e rilevano per poi poterne stampare 100 pezzi in 24 h! Con la recondita paura di una denuncia dal momento che il pezzo è coperto da brevetto. Ma la vita umana non attende.

Il prototipo risultato idoneo dà il via alla produzione “seria” e alla consegna in un solo giorno.

Sul profilo Facebook di Cristian è comparso poche ore fa un post dal titolo "Diamo a Cesare quel che è di Cesare", in cui l'ingegnere si schernisce, "Non chiamateci eroi", per poi mettere a tacere le malelingue e lanciare un appello: "Permetteteci anche di mettere a tacere delle parole che stanno volando oltre le nostre intenzioni, e oltre il nostro controllo: non abbiamo alcuna intenzione di lucrare su questa situazione, non abbiamo intenzione di usare i disegni o il prodotto oltre la stretta necessità che ci ha obbligato ad agire, non abbiamo intenzione di diffondere il disegno. Ma non solo: in questo tempo in cui l’opinione pubblica è molto suscettibile, Vi preghiamo di non scagliarvi contro alcuno. Se noi abbiamo agito velocemente è solo perché con delle stampanti 3d si può tentare rapidamente una piccola produzione che invece nella scala industriale sarebbe impossibile".

Abbiamo raggiunto al telefono per ringraziarlo uno dei membri della squadra Michele Faini che così ci ha risposto: “Non serve ringraziare, abbiamo solo fatto quello che sappiamo fare. Che sia servito a fin di bene è solo un plus. Vorrei trasmettere il concetto secondo cui la nostra è stata un’azione normalissima e non un evento!

Michele non sembra toccato dalla disillusione morale dei tempi nostri e anzi incalza: “Io mi rifiuto di crederci e dal mio laboratorio voglio solo dimostrarlo. C’è chi dice che vivo in un mondo di fantasia e io sono contento di viverci se porta cose positive, la generosità deve essere quotidiana, ordinaria e non straordinaria”.

Una bella lezione. All’ingegneria, all’umanità.

Albert Einstein disse: “Cerca di diventare non uomo di successo quanto piuttosto un uomo di valore”.

Condividi su:



Articoli Correlati