15 marzo 2020

La meditazione trascendentale cambia davvero il cervello, ecco lo studio

È una disciplina che affonda le sue radici nella religione degli Arii, un popolo nomade indiano del 1800 a.C., e che per noi occidentali è diventata una pratica nota negli anni '60 del secolo scorso, grazie agli insegnamenti di Maharishi Mahesh Yogi. È una pratica che consiste nel meditare ripetendo ossessivamente un suono, il mantra, fino a raggiungere, in teoria, uno stato di trascendenza, o di assenza di pensieri.

Si discute da anni dei benefici della pratica, e ora un nuovo studio condotto alla Scuola IMT di Lucca, e finanziato anche dalla David Lynch Foundation ha dimostrato che la meditazione trascendentale lascia tracce indelebili sul cervello.

Lo studio ha coinvolto due gruppi di volontari: il primo ha accettato di praticare la meditazione trascendentale due volte al giorno per tre mesi, il secondo era composto di  persone che non hanno cambiato la loro routine quotidiana. A entrambi i gruppi sono stati somministrati questionari sul livello di stress e di ansia, ed entrambi sono stati sottoposti a risonanza magnetica funzionale sia all'inizio sia alla fine dell'esperimento, per misurare i cambiamenti nella loro attività cerebrale.

Il risultato, per farla breve, è che il gruppo di meditatori ha visto crollare i propri livelli di stress. Le risonanze magnetiche hanno mostrato cambiamenti rilevabili nel cervello dei soggetti, in particolare nelle connessioni tra le diverse aree del cervello preposte alla modulazione delle emozioni – cambiamenti invece assenti nel gruppo di "non meditanti".

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