18 febbraio 2020

Lorenzo morto a 20 anni di anoressia. I genitori: “Siamo stati lasciati soli. Le istituzioni devono muoversi”

Lorenzo Seminatore, 20 anni, ha perso la sua battaglia contro l’anoressia a inizio febbraio e i genitori denunciano: “Siamo stati lasciati soli”.

Lo hanno trovato morto nel sonno, nel letto di casa sua. Non era la prima volta che Lorenzo combatteva contro l’anoressia: la prima diagnosi a 14 anni ma, dopo un periodo di cura in una clinica specializzata in Valle d’Aosta, era guarito.

Quattro anni dopo il mostro è tornato e, stavolta, molto più forte di prima. L’inappetenza di Lorenzo era talmente grave che il giovane non mangiava più ormai da settimane.

Come riporta la Repubblica, i genitori del 20enne hanno denunciato l’assenza delle istituzioni nella sensibilizzazione alla malattia e la mancanza di strutture pubbliche adeguate in Italia che possano “accogliere e curare ragazzi come nostro figlio”.

Abbiamo fatto di tutto per aiutarlo, ma non è stato abbastanza. Le istituzioni devono muoversi: prima con la prevenzione nelle scuole e poi investendo nella sanità”, ha detto il padre di Lorenzo.

La denuncia è una necessità perché “ci sono altre famiglie che stanno vivendo il nostro calvario. E sappiamo quanto ci si senta soli”.

Lorenzo sognava di diventare un rapper e aveva anche un canale su Youtube dove pubblicava i suoi pezzi. In uno degli ultimi video, con più di 10 mila visualizzazioni, Lorenzo cantava: “Non importa di come sto, sono sicuro io ce la farò”.

Su 3 milioni di italiani con disturbi alimentari, un uomo ogni 4 donne soffre di anoressia. Le statistiche mostrano che i disturbi dell’alimentazione colpiscono maggiormente le donne, infatti, negli studi condotti su popolazioni cliniche, gli uomini rappresentano il 5-10% di tutti i casi di anoressia nervosa e il 10-15% dei casi di bulimia nervosa.

Tuttavia, dati più recenti evidenziano come non si sia tenuto conto di fattori quali le diagnosi tardive ricevute dagli uomini e del classico “pregiudizio diagnostico di genere”, attribuendo la responsabilità della mancanza di numeri certi proprio ai medici, i primi a considerare l’anoressia come una malattia da “ragazze”.

Fonte: la Repubblica

Condividi su:



Articoli Correlati