02 novembre 2018

Emicrania malattia sessista. Le più colpite sono le donne

L’emicrania è senza dubbio una malattia sessista. Le più colpite sono senz’altro le donne. Quattro milioni di pazienti del “gentil sesso”, rispetto a 2 milioni di uomini. È quanto emerge dallo studio Gema (Gender & Migrane) del Cergas Bocconi, pubblicato nel Libro bianco 'Emicrania: una malattia di genere', curato dall'Istituto superiore di sanità (Iss) e presentato a Roma nel corso convengo 'Emicrania: una malattia di genere'.

"Le donne sembrano vittime dei numerosi e fondamentali ruoli che ricoprono a livello sociale - ha spiegato Rosanna Tarricone, associate dean Sda Bocconi e responsabile scientifico del progetto - Soffrono di emicrania più degli uomini, ma non possono concedersi il privilegio di assentarsi dal posto di lavoro o accantonare le tradizionali mansioni domestiche. Per di più, avendo un reddito mediamente inferiore a quello degli uomini, le donne rinunciano a effettuare visite ed esami, acquistare farmaci non dispensati dal Ssn, sottoporsi a trattamenti non medici e ricevere assistenza formale”.

Infatti, pur essendone più colpite, le donne, dice la ricerca, spendono meno per diagnosi e cure (1.132 euro l'anno contro 1.824) rispetto ai maschi. Lo studio ha indagato i costi diretti sanitari, non sanitari e le perdite di produttività associate all'emicrania attraverso un'indagine multidimensionale diretta, effettuata su un campione di 607 pazienti adulti con almeno 4 giorni di emicrania al mese.

Il Cergas ha stimato un costo annuale per pazienti con emicrania pari a 4.352 euro di cui: il 25% per prestazioni sanitarie, il 36% per perdite di produttività, il 5% per assistenza formale e il 34% per assistenza informale. I costi a carico dei pazienti per farmaci o trattamenti non coperti dal Ssn sono stati quantificati in 464 euro l'anno.

Dallo studio emerge che l'emicrania, essendo una patologia di genere, discrimina le donne e dunque emerge la necessità di sviluppare politiche sanitarie e socio-sanitarie differenziate rispetto al genere, con l'obiettivo cioè di colmare il gap esistente in una logica di equità redistributiva.

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