13 febbraio 2020

Viaggio nella Chinatown partenopea, ecco le testimonianze del quartiere cinese a Napoli

Siamo andati nel cuore della comunità orientale a Napoli, per l’esattezza in via Gianturco, dove sono concentrati decine e decine di attività produttive “made in china”. Lo abbiamo fatto perché, in questo delicato momento, la comunità orientale, residente a Napoli, viene associata al coronavirus, quindi emarginata e messa all’angolo. Questo accade anche se spesso sono i primi a volere sicurezza e prevenzione, arrivando addirittura a mettersi in auto-quarantena dopo essere tornati dalla Cina, nonché a richiedere all’Asl e al Comune una struttura adeguata dove poter effettuare tutti i controlli del caso, dopo un eventuale ritorno dalla patria.

 I motivi della fobia verso la comunità cinese sono ovvi. Hanno contatti con la Cina e alcuni di loro sono recentemente tornati dai paesi di origine, dove hanno incontrato familiari e residenti anche nelle zone considerate dall’Oms come focolai del coronavirus. Ma ci sono alcuni miti da sfatare, noi lo abbiamo fatto sentendo i parerei di chi – nonostante l’allerta – continua a bazzicare negli store cinesi a Gianturco.

Tnc Gold - Gianturco, Napoli

 

Sono le 10:30 di giovedì mattina e la TNC Gold  già cumula di gente. E no, non sono tutti cinesi, ma napoletani che come sempre si recano negli store cinesi per gli acquisti: detersivi, abiti, oggetti di plastica ed elettronica. Tutto scorre normale, nessun cliente indossa una mascherina e in pochi hanno paura del coronavirus: “I cinesi che lavorano qui mancano dalla Cina da tempo – spiega Maria, napoletana – vengo spesso e rispetto la comunità orientale”. Ma, Maria non è la sola perché, nonostante sia mattina e in pieno orario di ufficio, ci sono centinaia di clienti che affollano gli store.

Tuttavia, ad attirare l’attenzione durante il reportage nella Tnc di Gianturco, è una donna. Ha una maglia con la scritta staff, dei guanti e una mascherina sul volto. È di Napoli, è lavora alla TNC come inserviente: si occupa di svolgere le pulizie nell’area esterna del centro commerciale.

Cittadino napoletano che fa shopping al Tnc Gold - Gianturco, Napoli

 

Così, senza esitare le facciamo qualche domanda, perché chi meglio di lei può sapere come si vive a stretto contatto con la comunità asiatica-partenopea, ma soprattutto conosce l’andamento degli affari in questo delicato periodo: “Lavoro qui da cinque anni ormai, sono integrata e non ho mai avuto problemi – dice Giuliana, inserviente 54enne di Napoli -. Ho la mascherina perché ce lo hanno imposto: quando siamo negli uffici vogliono precauzioni. Sono i cinesi a volerle perché ci tengono all’igiene”. Alla domanda “non hai paura?” rispende con un sorriso: “Assolutamente no, anche perché la maggior parte dei cinesi che lavora qui, non torna a casa da mesi e mesi. Non c’è nulla da temere, perché quando qualcuno torna dalla Cina, viene sottoposto alla quarantena, che è sempre una procedura interna, voluta dai cinesi che sono qui. Ma questo lo sanno anche i clienti che nonostante tutto continuano a venire. Infatti, non abbiamo registrato un calo eccessivo degli affari, guardi stesso lei, è mattina ed è già pieno”.

Dunque, la Tnc funziona a pieno regime. Ma non è così ovunque infatti, altri negozi cinesi sparpagliati lungo via Gianturco sono vuoti e lo stesso scenario si ripete anche in altri comuni vesuviani dove comunque la gente preferisce evitare il contatto con la comunità asiatica, almeno fino al cessato allarme.

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