12 febbraio 2020

Tumori e lavoro: le correlazioni nascoste. OMCeO Torino pubblica dati allarmanti

Le patologie oncologiche sono oggi la seconda causa di morte in Italia, seguite dalle malattie cardiovascolari. Ogni anno, nel nostro Paese, vengono effettuate circa 370.000 nuove diagnosi di tumore. Di queste, ben 18.000 sono riconducibili a fattori occupazionali.

In altre parole, il lavoro è la causa di un numero considerevole dei tumori che colpiscono gli italiani. Un nesso sconcertante che in molti casi passa inosservato, dal momento che il rischio cancerogeno associato all’esposizione a sostanze o agenti chimici da parte dei lavoratori, quando è noto, viene spesso sottostimato.

A lanciare l’allarme è un Dossier sui tumori occupazionali “a bassa frazione attribuibile” realizzato dalla Commissione Salute e Sicurezza Ambienti di lavoro e di vita dell’Ordine dei Medici di Torino. I dati sono stati presentati nel corso di una conferenza stampa che si è svolta nella sede dell’Ordine, e a cui hanno partecipato il presidente Guido Giustetto, il coordinatore Andrea Dotti, il referente Riccardo Falcetta, Angelo D’Errico del Servizio sovrazonale di Epidemiologia dell’Asl To3, ed Enrico Bergamaschi, professore ordinario di Medicina del Lavoro all’Università di Torino.

Un caso particolarmente significativo, come evidenziato dal Dossier, è quello del tumore al polmone, attribuibile a cause occupazionali per circa il 20% degli uomini e il 5% delle donne che ne sono affetti. Limitatamente al Piemonte, i casi di tumore occupazionale al polmone nel 2018 sarebbero stati 502 (440 uomini e 62 donne), con un numero di decessi pari a 448.

Di questi, solo il 5-10% viene effettivamente riconosciuto come riconducibile a fattori occupazionali, mentre nella maggior parte dei casi il nesso risulta essere ignorato. Ciò è dovuto, come spiegano gli esperti coinvolti nello studio, soprattutto al lungo periodo di latenza (anche 20 o 30 anni) che trascorre fra esposizione e insorgenza.

Da ciò scaturiscono conseguenze allarmanti per quanto concerne la prevenzione: ignorando il legame diretto tra professione e insorgenza della patologia, non risulta possibile adottare le misure necessarie a ridurre i rischi, nel caso in cui si tratti di realtà lavorative ancora in attività. Dal punto di vista legale, diviene anche impossibile procedere all’indennizzo Inail e alla richiesta di un eventuale risarcimento del danno da parte del lavoratore che si è ammalato.

Oltre a proporre importanti iniziative di formazione per i medici e una semplificazione delle procedure necessarie all’approfondimento dei casi di tumore di sospetta origine professionale, l’Ordine dei Medici di Torino sottolinea anche la necessità che “venga creato un registro nazionale dei tumori di origine professionale, come previsto fin dal decreto 81 del 2008, e che venga rapidamente applicata la legge 29 del 22 marzo 2019, che prevede l’istituzione di una Rete nazionale dei registri dei tumori e dei sistemi di sorveglianza dei sistemi sanitari regionali”.



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