11 febbraio 2020

Picco influenzale si avvicina: i bambini sotto i 6 anni sono i più colpiti

Il picco influenzale 2020 è vicino. Solo nell’ultima settimana il numero di casi registrati è stato pari a circa 795 mila facendo così raggiungere un totale di 4.266.000 italiani a letto a causa dell’influenza a partire dalla fine dello scorso settembre.

I più colpiti, secondo i dati diffusi dall’Iss (Istituto Superiore di Sanità), sono i bambini al di sotto dei 5 anni per cui si osserva un’incidenza di 39,8 casi ogni mille assistiti.

Ne abbiamo parlato con il dottor Paolo Biasci, Presidente Nazionale FIMP (Federazione Italiana Medici Pediatri).

Non è una novità ‒ afferma Biasci ‒, ogni anno a essere più colpiti sono i bambini dagli 0 ai 6 anni raggiungendo una quota 8 volte maggiore rispetto agli adulti-anziani.”

I bambini, “specialmente quelli che frequentano le comunità infantili come l’asilo nido, le scuole materne, ma comunque anche quelli di tutta la fascia pediatrica”, spiega Biasci, sono tra i più a rischio contagio perché esposti molte ore al giorno a virus e batteri all’interno di luoghi chiusi.

A colpirli maggiormente sono le manifestazioni di infezioni delle prime vie aeree, delle vie respiratorie. E il virus influenzale si posiziona perfettamente in questa dinamica”.

Ma come si potrebbe arginare il problema?

I bambini, purtroppo, sono meno vaccinati degli adulti. Per questo motivo la FIMP, che io rappresento, ogni anno fa appello al Ministero della Salute perché venga inserita nella circolare ministeriale ‒ oltre alle fasce a rischio, a chi ha più di 65 anni e indipendentemente dalla patologia ‒ anche la fascia di età dai 6 mesi ai 6 anni”.

Una pratica già in uso in molti paesi dell’Unione Europea, ma non solo.

Ogni anno ci auguriamo che la campagna vaccinale dell’inverno successivo includa questa fascia d’età e che la FIMP venga ascoltata”, afferma il Presidente Nazionale.

Come dato epidemiologico non è discutibile, a dirlo sono i numeri diffusi dallo stesso Ministero della Salute: è la fascia 8 volte mediamente più colpita”.

Tuttavia ‒ continua Biasci ‒, è evidente che bisogna analizzare la questione anche da un punto di vista sociale. Infatti, molto spesso sono i nonni ad occuparsi dei nipotini, specialmente quando questi sono malati e devono essere accuditi a casa. Proprio questo rappresenta un momento di contagio e di ulteriore sviluppo dell’epidemia influenzale”.

Queste dinamiche sono note a tutti ‒ precisa Biasci‒, alle istituzioni, al Ministero della Salute, alle società scientifiche. Noi lo diciamo e lo scriviamo da anni, ma purtroppo non abbiamo ancora ricevuto una risposta da parte del Ministero e delle Regioni”.

Intanto, i bambini costretti a letto dall’ondata influenzale sono davvero tanti e gli accessi dei più piccoli al Pronto Soccorso aumentano.

L’influenza è una patologia che può e deve essere gestita dal pediatra di famiglia. Innanzitutto, l’infezione da virus influenzale non necessita di terapia antibiotica perché inutile, poi anche nel caso di sospetto di complicazioni bronchiali, polmonari, ci si può comunque rivolgere al proprio pediatra che è assolutamente in grado di gestire la situazione. Non c’è bisogno di rivolgersi al Pronto Soccorso”.

E nel caso delle categorie a rischio?

Un bambino cardiopatico, asmatico o con una malattia cronica preesistente rientra nelle categorie a rischio che devono sottoporsi alla vaccinazione secondo la circolare ministeriale. È chiaro che quando vi è una patologia concomitante il consiglio è quello di rivolgersi immediatamente al proprio pediatra che giudicherà la situazione”.

In ogni caso ‒ conclude il Presidente Nazionale della FIMP ‒, non è detto che l’influenza non possa risolversi in questi soggetti a rischio così come per tutti gli altri”.



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