26 ottobre 2018

Aggressioni a medici. Quici (Cimo): “Strumenti ci sono, usiamoli”

Per affrontare la crescita vertiginosa di atti di violenza nei confronti del personale sanitario, fenomeno che nell'ultimo anno ha assunto una dimensione drammatica, il primo passo è la rigorosa applicazione degli strumenti normativi esistenti, che attualmente sembrano essere rimasti lettera morta nell'organizzazione delle aziende sanitarie. Lo ha affermato oggi Guido Quici, Presidente Nazionale del sindacato dei medici CIMO, in occasione del convegno promosso dal Collegio Italiano dei Chirurghi (CIC) presso la Camera dei Deputati sul tema delle aggressioni nella sanità e sulla nuova proposta di legge contro la violenza e le molestie nei luoghi di lavoro.

Secondo CIMO è necessaria l'immediata e inderogabile applicazione degli strumenti a disposizione, rendendo ad esempio obbligatoria la Raccomandazione n.8 del Ministero della Salute. E ancora, attuando tassativamente sia l'art. 2087 del Codice Civile, che obbliga i datori di lavoro a misure per la tutela dell'integrità fisica e la personalità morale dei lavoratori, sia il decreto legislativo 81/08, art.3, che indica gli obblighi contrattuali del datore di lavoro in termini di salute e sicurezza, incluso il documento di valutazione dei rischi.

A tal proposito, lo scorso maggio CIMO aveva inviato formale diffida alle aziende sanitarie affinché rendessero noti i rispettivi piani per la sicurezza. Infine, si aggiunga l'articolo 70 del codice deontologico della professione medica secondo il quale "il medico deve esigere da parte della struttura in cui opera ogni garanzia affinché le modalità del suo impegno e i requisiti degli ambienti di lavoro non incidano negativamente sulla qualità e la sicurezza del suo lavoro", per il quale è fondamentale il ruolo degli Ordini Professionali dei medici.

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