24 luglio 2019

Contratto medici, il no di CIMO. de Falco: “Impatto negativo e nodi irrisolti”

Siglato all'Aran il rinnovo del contratto dei medici e dirigenti del servizio sanitario nazionale, atteso ormai da oltre 10 anni. L’ipotesi di rinnovo è stata firmata la scorsa notte da tutte le sigle sindacali dell’area medico-sanitaria, eccetto la federazione CIMO-ANPO-FESMED, sindacati che insieme costituiscono più del 20% del tavolo di contrattazione.

Per i 130mila professionisti della sanità interessati dal contratto, è previsto un aumento della retribuzione mensile di poco inferiore a 200 euro. Per i giovani, è stata introdotta una retribuzione di posizione minima di 1.500 euro annui, nonché la garanzia di ottenere un incarico dopo aver maturato 5 anni di servizio.

Mentre alcune sigle sindacali ed esponenti delle Regioni hanno già commentato con relativa soddisfazione il raggiungimento dell’intesa, da parte della federazione CIMO-ANPO-FESMED si registra invece fermo dissenso per un contratto “già scaduto”, in quanto relativo al triennio 2016-2018.

“Abbiamo riscontrato una mancanza di rispetto del ruolo istituzionale del sindacato – ha commentato il Dott. Antonio de Falco, Segretario Regionale CIMO Campania –. In meno di 36 ore ci è stato richiesto di esaminare un documento di oltre cento pagine, impedendoci di effettuare le dovute valutazioni che richiedono uno studio approfondito”.

“Naturalmente – prosegue de Falco – esistono anche elementi positivi, ma l’impatto negativo e i nodi irrisolti non possono essere sottovalutati. Dopo dieci anni di attesa per il rinnovo del contratto ci aspettavamo ben altre attenzioni per la classe medica”.

Un “no politico e tecnico” dunque, che potrà essere argomentato attraverso un’auspicabile analisi dettagliata da condurre coinvolgendo le parti in causa.

 

Luigi Esposito

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