12 luglio 2019

Sentire le voci. Una ricerca italo-austriaca: "non è un segno di psicosi"

Le allucinazioni uditive, ossia la percezione di suoni avvertiti senza un reale stimolo uditivo, sono fin dall'Illuminismo associate a condizioni patologiche più o meno gravi. Anche nel linguaggio comune, per indicare pazzia e schizofrenia, si usa spesso l'espressione "sentire le voci".

Uno studio italo-austriaco è giunto però a conclusioni che contraddicono questa idea tanto diffusa: le allucinazioni uditive non rappresentano di per sé un segno di disturbi mentali.

La ricerca, condotta dalla Dott.ssa Maria Quarato, docente in Psicoterapia interazionista e responsabile del centro "Ediveria" (Associazione per la ricerca internazionale e la consulenza sull'udire voci"), ha coinvolto 139 persone che sperimentano abitualmente il fenomeno. Nessuna di queste, tuttavia, è risultata affetta da psicosi.

"Il problema non sono le voci in modo specifico - spiega la Dott.ssa Quarato all'Adnkronos, ma le teorie attraverso cui l'uditore cerca di spiegare le sue voci, e tra le tante c'è anche l'idea di essere mentalmente malati. Le voci sono solo un modo attraverso cui le persone cercano di affrontare aspetti psicologici che necessitano di essere gestiti, sarebbero insomma solo un modo di pensare, per esprimere parti di sé alcune volte in conflitto, come può capitare a molti"

"Come confermano tanti ricercatori ormai - prosegue Quarato - sentire le voci non è quindi il segno di una patologia, ma una propensione neurologica che la psichiatria ha catalogato nella diagnostica imperante, ma che è sempre stata presente in ogni società ed in ogni epoca, e che in alcune culture, addirittura, diviene un'abilità da acquisire con la formazione e la pratica.

"Le voci delle persone intervistate erano di ogni genere: angosciose, persecutorie, critiche, consolatorie, incoraggianti, come possono esserlo i pensieri di tutti, e molto spesso vengono attivate dall'uditore per risolvere la condizione, sempre più frequente nella nostra società, di solitudine, che è il vero problema che psicologi e psichiatri spesso sono chiamati ad affrontare".


Redazione


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