01 luglio 2019

Osteoporosi: cause, prevenzione e il ruolo della vitamina D

L'osteoporosi è un'insidiosa patologia delle ossa che rappresenta una delle gravi emergenze da affrontare in considerazione del progressivo aumento dell’aspettativa di vita. Da anni l’osservatorio nazionale sulla salute della donna è infatti in prima linea su questo fronte.

Poiché si sta assistendo, oramai da diversi anni, ad un incremento dell’età media della popolazione italiana, è lecito attendersi di conseguenza un proporzionale aumento dei soggetti colpiti dall’osteoporosi. Si stima che nel nostro paese, oggigiorno ci siano circa 3,5 milioni di donne e 1 milione di uomini affetti.

In un suo contributo dedicato ai nostri lettori, la Dott.ssa Amelia Forte, ginecologa, ci ha parlato delle cause di questa patologia, dei fattori di rischio e della prevenzione.

 

Dott.ssa Amelia Forte, ginecologa.

 

Quali possono essere i fattori di rischio per l'osteoporosi?

Alla base della perdita di massa ossea vi è uno squilibrio fra il riassorbimento e la formazione di osso. Nell’osteoporosi il riassorbimento si verifica in misura maggiore rispetto alla formazione ossea, in tal modo si determina un bilancio negativo con una netta perdita di osso e un parallelo incremento del rischio di fratture, risultante in deformità e dolore cronico.

I principali fattori di rischio non modificabili sono:

1. l’età;
2. il sesso femminile;
3. la menopausa;
4. la familiarità;
5. la razza;

Età. Anche se l’osteoporosi può colpire persone di qualsiasi età, è molto più frequente nelle persone anziane che non in quelle giovani ed è considerata una malattia tipica dell’invecchiamento, anche se non tutti gli anziani hanno l’osteoporosi.

Sesso femminile. La donna ha una probabilità maggiore rispetto all’uomo di avere l’osteoporosi per diversi motivi. Innanzitutto, ha di per sé uno scheletro più leggero e sottile di quello maschile e quindi parte in relativo svantaggio; in secondo luogo, dopo la menopausa va incontro a un brusco calo degli estrogeni che causa una perdita accelerata di densità ossea;

Menopausa. Nella donna, gli ormoni sessuali femminili, gli estrogeni, hanno tra le proprie importanti funzioni anche quella, fondamentale, di proteggere le ossa. Dopo la menopausa i livelli degli estrogeni si riducono rapidamente e questo può portare a una rapida riduzione della densità ossea. In molte donne, la perdita di massa ossea che porta all’osteoporosi ha inizio proprio dopo la menopausa. Il rischio di osteoporosi aumenta ulteriormente nelle donne che hanno una menopausa precoce (prima dei 45 anni) e in quelle in cui viene indotta una menopausa chirurgica, causata dall’asportazione dell’utero e di entrambe le ovaie.

Familiarità. La genetica e l’ereditarietà giocano un ruolo di primo piano nello sviluppo dell’osteoporosi e nella suscettibilità alle fratture. Chi ha avuto genitori o parenti osteoporotici ha, a sua volta, un rischio più alto di osteoporosi e di fratture per motivi genetici, costituzionali e ambientali, soprattutto se in famiglia ci sono stati casi di fratture dovute a fragilità ossea, in particolare di femore.

Razza. L’osteoporosi è più frequente nelle popolazioni caucasiche (europei e nordamericani) e asiatiche che non in quelle africane e di discendenza ispanica.

Vi sono poi fattori di rischio “modificabili”:

1. un apporto insufficiente di calcio e vitamina D;
2. una dieta povera di frutta e verdura;
3. un eccesso di proteine, sodio e caffeina;
4. il consumo eccessivo di alcool;
5. il fumo;
6. la magrezza eccessiva e una costituzione minuta;
7. la vita sedentaria.

Infine  causa di osteoporosi sono anche alcuni stati patologici come Disturbi ormonali, Disturbi digestivi e gastrointestinali, Malattie reumatologiche autoimmuni e Disturbi mentali

 

Come si studia la qualità dell’osso?

L’indagine che studia la densità minerale ossea è la densitometria ossea mediante un parametro che si chiama T-score. Proprio su questo parametro l’OMS ha stabilito una classificazione mediante la quale si è stabilito che:

T-Score Classificazione OMS

 

BMD non inferiore a -1 DS                                          Normale

BMD inferiore a -1DS ma superiore a -2.5 DS           Osteopenia

BMD inferiore a - 2.5 DS                                             Osteoporosi

BMD inferiore a -2.5 DS con fratture già presenti     Osteoporosi conclamata

 

Esiste una forma di prevenzione?

Prevenire l’osteoporosi si può e si deve, anche perché le cure disponibili non permettono di guarire la patologia una volta che si è instaurata, ma solo di fermarne o rallentarne la progressione. La prevenzione, quindi, è fondamentale e deve iniziare presto, fin da quando si è giovani. È in questa fase della vita, infatti, che si raggiunge il picco di massa ossea e si mette da parte quel “capitale” di minerali nell’osso, primo fra tutti il calcio, da cui dipende la robustezza dello scheletro negli anni a venire.

Raggiungere un picco di massa ossea adeguato in gioventù significa fare un investimento per il futuro e ridurre le probabilità di avere l’osteoporosi quando si diventerà anziani. Anche se la perdita di massa ossea può essere accelerata da alcune condizioni sulle quali non si può intervenire, certamente ci sono diverse misure che si possono adottare per prevenire questa malattia subdola e silenziosa. La prevenzione dell’osteoporosi e, di conseguenza, delle fratture, si basa su almeno cinque punti cardine, tutti legati allo stile di vita:

1. assicurare all’organismo un introito adeguato di calcio e vitamina D;
2. fare regolarmente attività fisica;
3. mantenere un peso forma adeguato;
4. evitare un consumo eccessivo di alcol;
5. non fumare.

Nei soggetti ad alto rischio di frattura, tuttavia, gli interventi sullo stile di vita, da soli, non sono sufficienti per una prevenzione efficace e vanno quindi affiancati a un’adeguata terapia farmacologica, prescritta dal medico e personalizzata caso per caso, in base alle specifiche caratteristiche ed esigenze del paziente.

 

E la vitamina D che ruolo gioca?

La vitamina D è necessaria sia per assicurare un buon assorbimento di calcio nell'intestino, sia per la corretta mineralizzazione dell'osso.

Una carenza di vitamina D, frequente molti anni fa specie nei paesi nordici, che per molti mesi all'anno hanno poco o niente sole, portava a una caratteristica malattia dell'infanzia, il rachitismo. Si tratta di una malattia in cui l'osso, poco mineralizzato, andava incontro a tipiche deformità. Nell'adulto, la carenza di vitamina D determina una malattia simile, chiamata osteomalacia. Si tratta fortunatamente di condizioni oggi molto rare.

Sono i "metaboliti attivi" della vitamina D che circolano nel sangue e facilitano l'assorbimento intestinale del calcio: se manca la vitamina D non si riesce ad assorbirne una quantità sufficiente di calcio. Si tratta se vogliamo di  un complicato "gioco di squadra" nella regolazione della calcemia.

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