Epatite C
13 maggio 2019

Epatite C: trasmissione, sintomi, terapia e prevenzione

Cos'è l'epatite c, come curarla e cosa fare per prevenirla. Ne parliamo con la dott.ssa Annalisa Napoli.

 

L’Italia, come evidenziano i numeri diffusi dall’Istituto Superiore della Sanità, sta pian piano sconfiggendo il virus dell’epatite C, l’HCV, che fino a qualche anno fa rappresentava una minaccia molto più temibile rispetto ad oggi. Per saperne di più sulla natura di questa infezione, sulle cause, sul trattamento, sulla prevenzione e su tanti altri aspetti legati all’epatite C abbiamo raccolto per la nostra rubrica “dillo con parole nostre” l’intervento di Annalisa Napoli, medico in Formazione in Medicina Generale.

 

Dott.ssa Annalisa Napoli, medico in Formazione in Medicina Generale

 


Dottoressa, che cos’è l’epatite C?

L'epatite C è una malattia infettiva causata dal virus HCV (o virus dell'epatite C), che si trasmette mediante contatto diretto con sangue infetto.


Come si trasmette l'infezione?

La trasmissione del virus dell’epatite C avviene tramite il contatto con sangue infetto. Tutti possono contrarre l'epatite C, ma a maggior rischio sono:

  • i tossicodipendenti
  • i soggetti che hanno subìto una trasfusione di sangue o un trapianto d'organo prima del 1992.

 

Quali sono i sintomi?

L'epatite C, soprattutto negli stadi iniziali, può essere asintomatica. Quando presente, la sintomatologia è vaga e si limita alla comparsa di nausea, inappetenza, astenia e dolore all'addome, accentuato dalla palpazione nell'area del fegato. In assenza di terapia, la maggior parte delle infezioni da epatite C cronicizza. Negli stadi avanzati, le alterazioni epatiche si accompagnano a sintomi importanti, quali ittero (colorazione giallastra della pelle e degli occhi), prurito in diverse parti del corpo, nausea, vomito, dolore addominale e febbre.


Quanto dura il periodo di incubazione?

La durata di incubazione del virus dell'epatite C varia dai 15 ai 150 giorni, in media 50. Gli anticorpi anti-HCV compaiono nel sangue dopo alcune settimane dall'infezione.


Cosa ci può dire per quanto riguarda le complicanze e la cronicizzazione?

A differenza di quanto accade per l'epatite B, che in età adulta si risolve spontaneamente nel 90-95% dei casi, solo una piccola parte (circa il 15%) dei pazienti affetti da epatite C riesce a guarire senza farmaci e senza presentare danni permanenti. Infatti, più di otto persone su dieci sviluppano un'infezione cronica. Tra questi individui, circa il 30% svilupperà, dopo 10-30 anni (in relazione alla presenza o meno di altri fattori predisponenti, come l'epatite B, l'HIV, l'alcolismo) una grave ed irreversibile malattia del fegato, la cirrosi epatica, che determina un rischio aumentato di sviluppare malattie gravi, come l'insufficienza epatica ed il tumore al fegato. L'epatite C, inoltre, aumenta il rischio di linfomi.


Come si effettua la diagnosi?

La diagnosi viene posta attraverso la ricerca di anticorpi specifici anti-HCV. Ulteriori indagini su campioni ematici valuteranno se l'infezione è ancora in atto, la quantità di virus presente nel sangue e le caratteristiche genetiche virali (sono stati individuate 6 tipologie di HCV, con caratteristiche genetiche differenti e diversa sensibilità a farmaci specifici).


In cosa consiste la terapia?

La terapia classica consiste in iniezioni sottocutanee settimanali di interferone alfa pegilato, in associazione ad una doppia assunzione quotidiana, per via orale, di ribavirina. La durata e lo schema di trattamento possono variare in base al genotipo del virus implicato nell'infezione. La terapia dell'epatite C ha fatto registrare però notevoli progressi negli ultimi anni, con l'immissione sul mercato di nuovi farmaci sempre più specifici ed efficaci. Se viene diagnosticata in fase avanzata, quando il fegato presenta già lesioni irreversibili, il trattamento consiste nel trapianto d'organo.


Esiste un metodo di prevenzione?

Non esiste un vaccino efficace contro l'epatite C,  dunque la profilassi primaria si basa sulla riduzione dei fattori di rischio e sul rispetto di determinare norme igienico-sanitarie. L’epatite C, infatti, può essere prevenuta adottando comportamenti corretti quali:

  • uso del preservativo in caso di rapporti sessuali con partner occasionali;
  • evitare lo scambio di siringhe usate;
  • evitare lo scambio di oggetti personali quali spazzolino da denti, forbicine, rasoi, tagliaunghie, siringhe riutilizzabili;
  • in caso di tatuaggi o piercing o di pratiche che prevedano l’uso di aghi, accertarsi delle condizioni igieniche dei locali in cui vengono eseguiti.

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