tumore al seno
12 aprile 2019

Tumore al seno: sintomi, trattamento e prevenzione

Cos'è il tumore al seno, quali sono i sintomi, qual è il trattamento e come prevenirlo. Ne parliamo con il dott. Raffaele Tortoriello.

 

Nell’ultimo anno, in Italia, il tumore al seno ha colpito circa 53mila donne e 500 uomini. Bastano questi numeri per capire l’entità del fenomeno. Per la nostra rubrica “dillo con parole nostre” ne parliamo con il dott. Raffaele Tortoriello, direttore dell’U.O.C. chirurgia senologica del Pascale di Napoli.

 

In foto il dott. Raffaele Tortoriello, direttore dell'U.O.C. chirurgia senologica del Pascale di Napoli.

 

Che cos’è un tumore al seno?

Un tumore al seno è una patologia seria, importante, che viene definita tale in quanto rientra nella famiglia dei carcinoma. Può essere tubulare, lobulare o in situ, ad ogni modo riguarda la parte dei tumori maligni.


Come si manifesta? Esistono dei sintomi?

Esistono, ma in un primo momento non sono sempre facili da individuare. Sono molto sfumati, tant’è vero che molte donne arrivano alla prima visita nel momento stesso in cui, purtroppo, il tumore è già in fase avanzata. Il tumore al seno è il big killer nella sfera femminile, cioè rappresenta il tumore più diffuso tra le donne.

L’incidenza di questo tumore è molto alta quindi c’è da stare attenti. C’è da dire, però, che si tratta di un cancro su cui si può intervenire con efficacia, infatti la percentuale di guarigione è attorno al 98-99%.

Purtroppo si manifesta con sintomi un po’ tardivi come può essere la retrazione cutanea, ovvero dove c’è il nodulo si osserva un’insolita retrazione della cute, la cosiddetta pelle a buccia d’arancia o, qualche volta, possono uscire dal capezzolo delle secrezioni ematiche, di sangue. Queste sono le manifestazioni che possiamo vedere anche ad occhio nudo.


Quali sono gli esami da fare?

Gli esami da fare per inquadrare questo tipo di patologia sono essenzialmente di tre tipi:

  1. uno screening di primo livello che può essere l’ecografia facilmente attuabile per tutte le fasce d’età;
  2. RX mammografia, o tomosintesi come oggi viene più comunemente definita, che va in genere dai 40 anni in poi;
  3. associata a questa va fatta un’altra procedura che è quella dell’agobiopsia o della microbipsia che nel nostro istituto facciamo giornalmente: si tratta di una vera e propria biopsia che viene eseguita con un ago ecoguidato sempre sotto forma di ecografia o anche di mammografia, in quel caso parliamo del famoso mammotome, detto anche VABB, e si tratta di esami facilmente accessibili.

A questi possono corrispondere ulteriori esami di approfondimento quali la risonanza magnetica laddove vengono riscontrati, per esempio, delle microcalcificazioni oppure un carcinoma plurifocale, ovvero quando la patologia colpisce la mammella in più punti. In questi casi, vengono eseguite ulteriori indagini come la PET e la scintigrafia che servono a valutare lo stadio della malattia.

 

Quali sono i possibili trattamenti per un tumore al seno? È sempre necessaria l’operazione?

Oggi si discute molto su questa cosa. Sicuramente l’intervento chirurgico rimane il campo d’azione primario con cui approcciarsi. Certamente si sta un po’ invertendo la tendenza. Oltre alla chirurgia, l’oncologia sta diventando molto importante, quasi preponderante perché si può approcciare ad alcuni tipi di tumore, non tutti purtroppo, facendo un trattamento chemioterapico PRIN. Questo trattamento si definisce neoadiuvante poiché consente di ridurre la massa del tumore in maniera importante, scompare quasi del tutto, dopodichè l’intervento chirurgico sarà meno invasivo. Possiamo avere, quindi, una guarigione al 90% dove si andrà a fare soltanto un piccolo intervento.

Gli interventi che si effettuano sulla mammella sono di diversi tipi: si va dalla piccola scissione in cui togliamo soltanto il nodulino alla quadrantectomia vera e propria in cui si toglie una parte di seno. A questo si può associare anche la rilevazione del linfonodo sentinella, quindi l’analisi di un primo linfonodo, o anche, nei casi più gravi, la mastectomia dove asportiamo tutta la mammella e andiamo a fare anche la pulizia del cavo ascellare con i linfonodi ascellari.

La mastectomia può essere di alcuni tipi: può essere solo una semplice mastectomia in cui noi togliamo la ghiandola e non c’è possibilità di ricostruire oppure una nipple sparing mastectomy dove conserviamo cute e capezzolo ma andiamo a fare questo tipo di ricostruzione con una protesi oppure ancora una ricostruzione che può essere effettuata con un lembo muscolare chiamato DIEP o con una parte di lembo che viene preso dall’addome e che viene chiamato TRAM.

Diciamo che oggi si va sempre di più verso un tipo di chirurgia conservativa, cioè meno mastectomie e più quadrantectomie in maniera tale da poter preservare quanto è più possibile il tessuto proprio della paziente. Ovviamente questo è possibile quando la diagnosi è precoce.


I noduli vengono classificati in una scala da C1 a C5. Cosa vuol dire?

La classificazione da C1 a C5 è una classificazione che viene fatta essenzialmente in agobiopsia, cioè con l’agoaspirato, quello che volgarmente viene definito agoaspirato FNAB, e una scala di valori dove C1 è il “momento” più tranquillo mentre C5 è quello dell’accertamento del tumore maligno. A questo possiamo associare la microbiopsia che, come detto in precedenza, è una vera e propria biopsia in cui si preleva una parte di tessuto che quando viene analizzata e ci dà la classificazione del tumore, ovvero ci rivela la tipologia di carcinoma.


Invece cosa significa la classificazione da G1 a G3?

Questa classificazione riguarda il livello di invasività. Si parte da un grado basso, ovvero G1, si passa per un livello intermedio, G2, fino ad un livello di invasività elevato, ovvero G3, in cui il tumore risulta altamente differenziato, quindi molto infiltrante.


Esiste una forma di prevenzione?

Oggi deve passare sempre di più il messaggio che c’è bisogno di condurre una vita corretta da un punto di vista alimentare, abbondare con i cibi ricchi di fibre, quindi cereali, verdure, frutta, ma soprattutto diminuire l’apporto di zuccheri, grassi e alcolici, ridurre il fumo che insieme all’obesità rappresenta uno dei principali fattori alla base dell’insorgenza di tumore al seno. È consigliabile camminare a passo svelto per circa 15 o 20 minuti al giorno e, in generale, svolgere attività fisica.

Adottare, quindi, uno stile di vita migliore e accompagnarlo a controlli accurati a partire dalla giovane età è fortemente consigliato. Si è osservato, infatti, che l’età media delle pazienti si è abbassata di molto. In passato, questo tumore colpiva soltanto le donne oltre i 50 anni, oggi vengono riscontrati tumori di carcinoma mammario anche in ragazze al di sotto dei 30 anni.

Alcuni consigli pratici: sottoporsi ad ecografie e visite senologiche chirurgiche almeno una volta all’anno e, dopo i 40 anni, associare a questi controlli anche una mammografia.

Altra cosa importante: rivolgersi sempre a centri altamente qualificati, di una certa importanza, e laddove si vanno a fare gli interventi chirurgici rivolgersi a centri con esperienza consolidata dove effettivamente si trattano più di 120 casi di tumore all’anno altrimenti si rischia di finire in mani sbagliate.

Il nostro istituto, l’Istituto dei tumori Giovanni Pascale di Napoli, è un’IRCCS a livello nazionale e internazionale è un ottimo riferimento ed è in fase di sviluppo per quanto riguarda la ricerca di altri metodi d’intervento, tant’è vero che siamo oltre alla sperimentazione per quanto riguarda l’introduzione di un nuovo tipo di chemioterapia che non viene più effettuata tramite le classiche flebo ma, per esempio, con l’iniezione di due anticorpi monoclonali mediante una siringa intradermica o sottocutanea.

Non solo. Stiamo per introdurre altre tecniche chirurgiche innovative come quella che sta per partire adesso e che è stata affidata al sottoscritto, ovvero il metodo Magseed/Sentimag. Si tratta di un metodo nuovo che ci permette di individuare le lesioni al di sotto di 1 cm, quindi piccolissime, mettendo in loco un magnetino e andandolo a trovare in sala operatoria. Con la stessa tecnica è possibile rivelare la presenza del linfonodo sentinella: si tratta di una microincisione, un microintervento che comporta un danno estetico minimo per la paziente che viene mandata a casa il giorno dopo. Non si usano più i mezzi radioattivi normali per trovare il linfonodo sentinella e questo significa risparmio di soldi e di salute per la paziente e per gli operatori sanitari.

 

Andrea Avitabile

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