20 febbraio 2021

Perché Procida si chiama così? Origine e leggende sul nome dell’isola

Sono alcune settimane che Procida è stata eletta Capitale Italiana della Cultura, nell’estremità orientale del golfo e in genere della provincia di Napoli, si trova un comune legato all’isola dal nome e da un tratto di storia vissuto assieme, comune che proprio in questi giorni ha ufficializzato la sua partecipazione all’associazione culturale la Rotta di Enea, un percorso che parte da Oriente e arriva ad occidente attraverso i luoghi che secondo Virgilio, l’eroe troiano toccò nella sua fuga da Troia in fiamme, per giungere nel Lazio e provvedere con la sua discendenza alla fondazione di Troia. La finalità dell’associazione, senza scopo di lucro, è quella di creare un tragitto di valorizzazione dei territori, secondo gli standard dell’Unione Europea, argomento su cui torneremo nelle prossime settimane, e che annovera come ultimo comune iscrittosi: Monte di Procida.

Sin dai secoli più antichi il territorio venne popolato dai primi popoli IndoEuropei, i misteriosi Opici che assieme alla magnifica Cuma, costruirono numerosi insediamenti in quella porzione di territorio baciata dagli dei. I successivi coloni greci che nel corso di numerose migrazioni raggiunsero la zona, si fusero rapidamente con i locali generando così dei centri ben organizzati. Il segreto alla base del successo di Cuma fu la cittadina di Miseno che con il suo porto naturale e il suo monte che sebbene nei primi periodi fosse chiamato Monte Cumano, prese il nome di Monte Miseno, costituì uno snodo logistico fondamentale. La fertilità dei luoghi e la posizione privilegiata anche sotto il dominio romano permise alla zona uno sviluppo senza eguali,  numerose ville patrizie sorsero tra gli straordinari panorami e le storie di numerosi generali e imperatori andarono ad intrecciarsi tra quelle pareti.

Con la dissoluzione dell’impero romano, tutta la zona flegrea venne coinvolta in una serie di lotte accese tra Eruli, Longobardi, Ostrogoti e Bizantini e nonostante la fortificazione del monte, la guerra non lasciò spazio alla civiltà, solo pochi contadini rimasero nel territorio originario, in tanti migrarono a coltivare la selvaggia Procida. Con il tramonto di Miseno, il monte e la cittadina presero il nome di Procida, in quanto all’isola venne accorpato amministrativamente, con Giovanni da Procida primo feudatario di cui troviamo traccia negli scritti. Nei secoli l’abbandono portò i campi flegrei a divenire degli acquitrini e il monte ad una sorta di foresta rigogliosa che  Ferdinando d’Aragona tramutò nella sua personale riserva di caccia. 

Ciò che si cede però torna, per una serie di concause quali risvegli del monte Epomeo e incursioni saracene, da Ischia e da Procida ci furono dei fenomeni migratori attorno alla seconda metà del 1500 che riportano la vita a rifiorire nella zona, con i ruderi del passato riadattati per i bisogni contemporanei. Nonostante lunghe beghe con Pozzuoli, la città crebbe nell’arco dei secoli fino a giungere al 1907 quando dopo centinaia di anni si votò a fare della divisione dall’isola di Procida, conquistando la propria autonomia; all’epoca era in auge anche l’intento di chiamare la città Nuova Cuma, ma questo epilogo non andò in porto e si prosegui con la vecchia nomenclatura.

Visitare Monte di Procida e le sue frazioni ( Cappella, Miliscola e Torregaveta) regala un esperienza incredibile, con un viaggio che racchiude natura ( le spiagge, la marina di Acquamorta, i boschi e un belvedere straordinario), storia( tra la necropoli e la Chiesa della madonna dell’Assunta, che è ancora venerata in america dai discendenti dei primi emigrati), geologia ( con tutte le manifestazioni date dalla conformazione dei campi flegrei) e vitalità tra i bar e i ristoranti tipici. Enea nelle sue scelte, ebbe davvero buon gusto.

(Giuseppe Giuliano - Rcs Salute)

Condividi su:



SEGUICI SU:



ADS:




Articoli Correlati