08 gennaio 2021

Napoli. Crollo dell'arco borbonico: ecco la storia del sito culturale collassato

Oramai è di qualche giorno la notizia della tremenda mareggiata abbattutasi sulla città di Napoli e dei suoi incredibili danni. Dalla distruzione delle strutture esterne delle attività di ristorazione, sia sul lungomare cittadino che in altri punti come ad esempio il tratto di Via Napoli, l’attenzione si è successivamente spostata verso un punto d’interesse di tipo storico: L’arco borbonico. Mentre i vari enti portuali, cittadini, provinciali e regionali si incolpano a vicenda per quanto accaduto e i privati che da sempre hanno denunciato la “catastrofe annunciata”, è opportuno ricordare come la struttura poggiasse il proprio peso su una singola roccia a causa di una mareggiata d’un paio d’anni fa che aveva prodotto seri danni, non possono che rammaricarsi per i loro appelli inascoltati o semplicemente ignorati. Sicuramente sedi ben più opportune della nostra sapranno a chi dare le responsabilità di quanto accaduto e di come la solita incuria istituzionale abbia pensato che dei semplici tubi potessero sostenere il peso strutturale di un’opera storica.

Ma qual è la storia di questo sito?

Innanzitutto è giusto precisare che si parla di un monumento più cittadino che istituzionale, sia per il legame affettivo dei napoletani, sia perché rappresenta qualcosa di antico e rappresentativo di quella che era la Napoli di un tempo, quella che ammiriamo nei paesaggi dei più influenti artisti della scuola partenopea. Dove oggi s’affollano bar e ristoranti, non molto indietro nel tempo, c’era la magnifica spiaggia cittadina, quella cantata e glorificata da artisti e viaggiatori d’ogni dove.

I Luciani erano gli abitanti del borgo di Santa Lucia, un tempo pescatori e marinai, cari al Borbonico Re Ferdinando che preferiva passare il suo tempo con loro che con la nobiltà cittadina, proprio loro erano i principali fruitori di un molo, di cui l’arco resta la terminazione, dove attraccare le loro barchi veloci. Passano gli anni e  arriviamo in epoca post unitaria, la colmata crea Via Partenope e l’ossatura dell’antico molo diventa il ricovero per una fogna che dalla zona di Via Toledo e la Pignasecca, attraversa la città fino a sfogare in quel tratto di mare che per i cittadini viene rinominato “ Chiavicone”, secondo antiche storie anche coloro che venivano a mancare a causa della peste, facevano il loro ultimo viaggio all’interno di quel canale.

Sistemate le fogne cittadine, anche quel nuovo scopo venne meno e l’arco rimase unicamente ad estasiare i visitatori del lungomare, nell’ennesima meraviglia a cielo aperto della nostra città che oggi purtroppo non è più nostro patrimonio. A pochi metri sorge la “Colonna Spezzata”, monumento per le vittime del mare, anche lì lo stato di conservazione non è dei migliori, speriamo che quanto accaduto possa essere da monito.

(Giuseppe Giuliano - Rcs Salute)

Condividi su:



Articoli Correlati