19 novembre 2020

Morire di Covid nel silenzio: un sacchetto sigillato e il rumore del cuore in frantumi

Ai miei piedi ciò che mi restituiscono di mia madre... Non posso nemmeno buttarmi a capofitto su quegli abiti per sentire ancora una volta il suo odore, sono infetti... Per chi nega, per chi specula, per chi non ha protetto: che possiate sentire anche voi il rumore del cuore in frantumi”, Questo il post di Moira Perruso, giornalista e figlia di una paziente morta di Covid. L’immagine è un pugno nello stomaco, un sacchetto sigillato che, nel corridoio di un ospedale, il Policlinico San Donato, raccoglie tutto ciò che resta di una madre. Accompagnata da poche righe che stanno adesso facendo il giro del web: l’immagine lancia un messaggio di dolore dal sapore di accusa nei confronti di chi ancora si ostina a non vedere, a negare l’esistenza di un nemico invisibile, che ti lascia ferite profonde che non sai quando, e se, si rimargineranno. 

Uno scatto secco capace di raccontare una storia intera, una testimonianza dell’impotenza che quasi annichilisce, perché non si può far niente, costretti a restare a dovuta distanza, aspettando notizie dai medici, unica fonte di speranza in quei giorni bui, senza poter nemmeno dare un ultimo bacio a chi ci ha tanto amato. È inconcepibile che ci sia ancora chi non riesce nemmeno ad avere un minimo di rispetto per quanti, e sono tanti, stanno vivendo una tragedia immane: "che possiate sentire anche voi il rumore del cuore in frantumi”.

(Antonio Pezzella - Rcs Salute) 

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