05 agosto 2020

Oltre 170  medici di medicina generale morti nella lotta al coronavirus. Pina Onotri: "Stop alla denigrazione dei medici"

"I medici di medicina generale non possono essere denigrati e attaccati gratuitamente  come  si legge in un articolo del giornale La Stampa di ieri 4 agosto sulla attività dei medici di famiglia", cosi Pina Onotri, Segretario Generale del Sindacato Medici Italiani (SMI) replica al contenuto  del dossier pubblicato sul giornale di Torino. "Mancanza di dispositivi  di protezione personali, l’impossibilità di essere sottoposti ai  tamponi, la non  messa in quarantena: queste le falle del sistema che hanno condannando a morte i medici. Non si tratta quindi di stare barricati nei nostri studi, come afferma l’articolo de La Stampa, ma ti progettare le nostre vite e quelle dei pazienti. In tempi di epidemia da  coronavirus, invece, tutti si sono resi conto di quanto sia stata fondamentale la medicina territoriale, nella sua funzione di presidio sanitario di contrasto alla pandemia".

"Ci lascia, quindi, molto perplessi quanto scritto da La Stampa. Si è tenuto conto  che i medici di medicina generale che si sono ammalati durante la pandemia da coronavirus  non sono  stati indennizzati né tanto meno non vi è stato  nessuno indennizzo per le  famiglie che hanno avuto un familiare medico deceduto?" si chiede Onotri. "Per quanto riguarda, invece, l’organizzazione del lavoro, la nostra attività non conosce orari, né ci sono  tutele ( un medico che si ammala oltre a  perdere la salute  rischia  di restare privo anche del lavoro perché questo è regolato dalla libera scelta e il cittadino può  rivolgersi altrove).  Senza parlare del fatto che tra i medici di famiglia non esistono ancora pari opportunità  e una donna medico vive sulla sua pelle tutte le difficoltà della maternità e della genitorialità".

"Negli ultimi anni abbiamo visto, in definitiva, nel rapporto cosiddetto di para subordinazione, cumulare gli adempimenti coercitivi della dipendenza agli  svantaggi, soprattutto normativi e fiscali, della libera professione. La realtà, invece, è tutt’altro rispetto a quello che scrive La Stampa. Siamo stati  le  uniche figure sanitarie disponibili 12 ore al giorno 7 giorni su 7  essendo il  punto di riferimento per i pazienti, nel caos gestionale della pandemia. Quindi, prima di sentenziare  e denigrare i medici si descrivano bene i fatti. Non vorremmo che la vergogna non conoscesse limiti!" conclude Onotri.

(L’Ufficio Stampa SMI)

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