08 luglio 2020

Lampedusa. Il Papa parla dell’inferno dei migranti: “Non immaginate l’incubo dei lager in Libia. È Dio a chiederci di sbarcare"

Nel corso della messa celebrata in occasione del settimo anniversario della sua visita a Lampedusa, il pontefice ha raccontato della sofferenza dei migranti che arrivano in Europa, si è focalizzato sui centri di detenzione presenti sulle coste africane. E ha ricordato che la "cultura del benessere" porta "a pensare a noi stessi, ci rende insensibili alle grida degli altri, ci fa vivere in bolle di sapone, che sono belle, ma non sono nulla, sono l’illusione del futile, del provvisorio, che porta all’indifferenza verso gli altri, anzi porta alla globalizzazione dell’indifferenza".

È Dio "che bussa alla nostra porta affamato, assetato, forestiero, nudo, malato, carcerato, chiedendo di essere incontrato e assistito, chiedendo di poter sbarcare". Lo ha detto il Papa nell'omelia della Messa dedicata ai migranti, nel settimo anniversario della sua visita a Lampedusa. Poi il pontefice ha sottolineato che per i migranti la Libia è un "inferno", un "lager", e "ci danno la versione distillata. Ma non immaginate l'inferno che si vive lì, il lager di detenzione per questa gente che veniva solo con la speranza".

Poi ha rilanciato le sue parole pronunciate nell'isola siciliana l'8 luglio del 2013 contro "la globalizzazione dell'indifferenza" e ha parlato delle "falsità" e "ingiustizia", "un peccato da cui anche noi, cristiani di oggi, non siamo immuni".

(Papa Francesco)

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