17 giugno 2020

Medici e infermieri francesi protestano per i bassi stipendi: 16 arresti tra i manifestanti, si protesta anche in Italia

L’onda di protesta di medici e infermieri sta raggiungendo numerosi paesi d’Europa. In Italia i camici bianchi hanno incrociato le braccia già due settimane fa. Ora sono pronti a rifarlo. Mentre in Francia, quella che doveva essere una rivolta silenziosa è sfociata in un’ondata di violenza e arresti, che vede coinvolti i medici e infermieri a Parigi.

La polizia è ricorsa all’uso dei lacrimogeni quando il corteo è arrivato all’altezza de Les Invaledes, complesso di edifici del classicismo barocco francese costruito nel XVII secolo. Gli agenti, in assetto antisommossa, hanno usato i lacrimogeni nel tentativo di arginare il malcontento della folla. I camici bianchi sono scesi in piazza per denunciare le scadenti condizioni lavorative ed i bassi stipendi percepiti.

La protesta italiana, i medici e gli infermieri del Piemonte: l’Italia chieda immediatamente le risorse finanziarie del MES

La fatica, il dolore e la sofferenza che molti di noi hanno vissuto in prima persona, per lunghi giorni e lunghe notti, durante la fase più grave dell’emergenza sono stati sostenuti dalla dedizione, dall’impegno e dalla passione della maggior parte di coloro che operano con orgoglio nel Servizio sanitario nazionale. 

Abbiamo lavorato in condizioni del tutto eccezionali, con pochi strumenti e tanti rischi. Abbiamo reagito senza alcuna esitazione, in un sistema che da troppi anni fatica a metterci in condizione di rispondere in modo adeguato ai bisogni di salute delle persone.

Il nostro Paese ha bisogno di superare le tante debolezze che il sistema socio-sanitario ha accumulato nel corso degli anni. In particolare:

-     ha bisogno di investire nel personale, non solo per colmare il divario con gli altri paesi (abbiamo la metà degli infermieri della Francia, c’è una crescente carenza di medici specialisti e di famiglia), ma anche per rivedere i percorsi formativi universitari e di aggiornamento continuo;

-     ha bisogno di ringiovanire la dotazione di professionisti: l’età media è di oltre 51 anni, a inizio secolo era di 43 anni;

-      ha bisogno di costruire rapidamente nuovi ospedali (i vecchi ospedali si sono mostrati poco flessibili di fronte all’emergenza. Servirebbero 32 miliardi di euro solo per metterli in sicurezza e sostituire i più obsoleti);

-      ha bisogno di più risorse per la ricerca, compresa quella organizzativa e sui servizi sanitari;

-     ha bisogno di un forte potenziamento dell’assistenza territoriale, spesso trascurata, soprattutto nei confronti delle persone più fragili;

-      ha bisogno di avviare un serio percorso di superamento dei divari fra Nord e Sud (il Sud rinuncia a circa 2 miliardi di euro all’anno a causa della mobilità verso il Centro-Nord);

-      ha bisogno di rafforzare i servizi di prevenzione, dai servizi vaccinali alla sicurezza nei luoghi di vita e di lavoro.

Insomma, abbiamo bisogno di un Piano straordinario di rafforzamento del Ssn.

Anche per questi motivi chiediamo che i 36 miliardi di euro finalizzati alla sanità, ai sensi dell’articolo 13 del trattato del MES, siano richiesti subito e per progetti di riqualificazione e potenziamento del sistema sanitario.

Si individuino priorità e strumenti per raggiungere tempestivamente e in modo efficace risultati importanti, senza sprecare tempo e denaro prezioso, ma puntando a risultati concreti. Il nostro Paese ha le competenze e le sensibilità per avviare un progetto straordinario a beneficio di tutta la popolazione.

(Gli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri del Piemonte)

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