16 giugno 2020

Umbria. Stop all'interruzione di gravidanza in day hospital, scoppia la polemica: interviene anche il ministro Speranza

In Umbria non sarà più possibile prendere la pillola abortiva in day hospital, ma solo con un ricovero di tre giorni in ospedale. La giunta di centro destra, guidata da Donatella Tesei, ha abrogato una delibera che permetteva di praticare l'aborto farmacologico in day hospital, scatenando uno scontro politico con l'opposizione.

La Ru486 (Il nome del farmaco è Mifegyne) è arrivata in Italia nel 2009 dopo via libera alla commercializzazione in Italia da parte dell'Aifa (Agenzia italiana per il farmaco). È un medicinale che fornisce un'opzione non chirurgica per l'interruzione della gravidanza nel pieno rispetto della legge 194.

In passato la giunta guidata da Catiuscia Marini garantiva la possibilità di ricorrere a alla Ru486  in day hospital, cosa che però Tesei ha bocciato, preferendo un ricovero prolungato. Una situazione che potrebbe spingere molte donne, a rinunciare anche per paura di un contagio. E che fra l'altro va contro la richiesta della Società italiana di ginecologia e ostetricia che aveva chiesto di favorire l'aborto farmacologico per tutelare le donne e evitare di congestionare le strutture sanitarie in tempi di coronavirus.

Una decisione che segna un brusco ritorno al passato”, scandisce la ginecologa Marina Toschi, di “Pro-choice. Rete italiana contraccezione e aborto”, nell’Udi di Perugia con molte altre associazioni femminili e di medici e ginecologi determinate a far sentire la loro voce contro la scelta della Regione che ritengono “un altro modo per rendere difficile la vita delle donne, la loro libertà, la loro autodeterminazione”. Organizzeranno picchietti davanti agli ospedali “e, al prossimo Consiglio regionale saremo in Aula per chiedere l’applicazione completa della legge, dimostrando così che, a differenza di quanto hanno dichiarato - fa notare Toschi - Tesei e i suoi non seguiranno le indicazioni cui dicono di voler fare riferimento, ossia quelle berlusconiane del 2010”.

Il Ministrodella Salute, Roberto Speranza, ha formalmente richiesto un parere al Consiglio Superiore di Sanità, alla luce delle più recenti evidenze scientifiche, in merito alla interruzione volontaria di gravidanza con il metodo farmacologico. L'obiettivo è capire se la salute della donna sia tutelata anche con il semplice day hospital o se invece siano necessari tre giorni di ricovero in ospedale come stabiliva l'ultimo parere in materia.

Fonte: La Repubblica, Ministero della Salute

Condividi su:



Articoli Correlati