18 maggio 2020

Cinesi in fuga dalla Campania, dopo l’autoisolamento di gennaio, adesso ritornano in Cina: oltre 7.000 hanno abbandonato

Tutti ricorderanno di una vicenda che all’epoca fece discutere in maniera notevole, ovvero la comunità cinese di Napoli, all’inizio della pandemia, ancora radicata in Asia, si auto impose una quarantena per non rischiare di contagiare i napoletani (o essere contagiati), isolandosi in abitazioni di fortuna, nella zona di Gianturco. Una decisione che arrivò in seguiti all’aumento dei casi in Europa e che fece dunque, scattare la quarantena di messa per i cinesi. Adesso, la stessa comunità cinese, da anni radicata a Napoli, ha deciso di chiudere “baracca” per ritornare in Cina, “A causa della scarsa trasparenza nell’adottare leggi da parte della Regione”, ha ribadito il sindacato in una nota.

https://rcssalute.it/articolo/2520/coronavirus-i-cinesi-si-mettono-in-auto-quarantena-a-gianturco (qui per leggere il servizio precedente)

A spiegare la fuga dalla Campania è Wu Zhiqiang, detto Salvio, presidente del Sindacato nazionale della comunità cinese, intervistato da Il Mattino. In Campania ci cono circa 4.000 attività commerciali asiatiche, il 50% tra il capoluogo campano e la sua provincia e "non tutte riapriranno né oggi né mai - spiega- difficile dare un numero di chi ha chiuso per sempre, ma diversi connazionali hanno perso fiducia nei confronti dello Stato italiano e hanno deciso che torneranno in Cina".

Tra gli aspetti che non hanno compreso i cinesi, il fatto che si è deciso di riaprire quando il virus circola ancora. "Pensavo si ricominciasse quando i casi si azzeravano come avvenuto in Cina dove si è riaperto quando i casi erano zero o quasi - dice Zhiqiang - invece qui il virus è ancora presente". 

Abbiamo iniziato a mettere in isolamento subito chi tornava dalla Cina. Ora siamo orgogliosi del risultato ottenuto contro il virus. Siamo riusciti a non avere infetti tra i nostri 15.000 cinesi" nel Napoletano. Ma c'è chi ha già messo in merito al suo negozio, "perché ha perso fiducia nei confronti del Paese e tornerà nel nostro Paese di origine. Sono comunque decisioni difficili e tristi perché chi le ha prese sa di aver investito quasi tutta la sua vita in un'attività lavorativa che ora sta abbandonando. Il vero volto di una persona di un'istituzione si vede momenti di crisi e qui c'è stata confusione".

"Non comprendo per esempio tutto il caso delle mascherine - continua il presidente del sindacato - noi a gennaio le distribuivamo, ma lo Stato doveva garantire mascherine e guanti a chi uscisse di casa come è successo in Cina. Qui invece abbiamo dovuto fare tutto noi che siamo gli ultimi”.

Fonte: Il Mattino

Condividi su:



Articoli Correlati