16 maggio 2020

Estate in arrivo e il COVID-19 non abbassiamo la guardia. Balzanelli (118): "Ora bisogna fare attenzione"

L’estate in arrivo si pone, da un lato, come stagione più favorevole per intraprendere tentativi di ritorno ad
una parziale normalità, ma, dall’altro, non deve rappresentare un lasciapassare ad atteggiamenti, igienici e
sociali, che portino ad un aumento potenzialmente incontrollabile dei contagi.

Virus “indebolito”? Più che “indebolirsi” o “attenuarsi” durante l’imminente stagione estiva, come sostenuto di recente, considerato peraltro che non conosciamo ancora tutte le mutazioni delle varie sequenze geniche dei
sierotipi virali attivi nel nostro Paese, “il ciclo vitale” e quindi infettante di Sars-CoV2 potrebbe risentire, in modo significativo, del fatto che il gran caldo tende ad asciugare le goccioline mediante cui lo stesso si propaga, più precisamente le “microdroplets” in cui il virus rimane sospeso nell’aria oppure adeso a superfici, particolarmente nelle aree geografiche caratterizzate da caldo secco e quindi da basse percentuali di umidità dell’aria.

Evitare il più possibile l’umidità. Esporsi alla ventilazione degli spazi aperti, al sale e allo iodio dell’acqua marina e particolarmente, pur con le dovute precauzioni, al sole, la cui componente ultravioletta dei raggi potrebbe danneggiare direttamente la complessa ultrastruttura virale, nonché – particolarmente - l’opportuno utilizzo di visiere/occhiali para-droplets, in aggiunta alle mascherine, non deve, in alcun modo, sostituirsi alla consapevolezza in merito alla persistenza del rischio di contrarre, in tutto il territorio nazionale, il COVID-19.

Negli ambienti chiusi, domestici e lavorativi, riterrei particolarmente importante contrastare il ristagno di aria ad elevata percentuale di umidità mediante utilizzo sistematico di deumidificatori, ovviamente dotati di filtri opportuni e assicurando procedure manutentive frequenti ed adeguate. Il dilemma epidemiologico nazionale: quanti sono realmente i pazienti COVID-19? Non si ha, al momento, alcuna certezza in merito alla reale diffusione dell’infezione di Sars-CoV-2 nella nostra popolazione.

Il numero dei contagi considerati nelle statistiche ufficiali è direttamente proporzionale al numero dei tamponi eseguiti (attualmente circa il 5% della popolazione), il che, a sua volta, è
enormemente inferiore rispetto alla necessità di effettuare screening di massa della popolazione finalizzati
ad individuare i positivi asintomatici o paucisintomatici, soggetti altamente infettanti, che sono l’elemento
valutativo “chiave” da prendere in considerazione riguardo le dimensioni del contagio.

Non sempre, peraltro, il tampone documenta la realtà. Si documentano, a livello nazionale, rispetto alla sensibilità del test del tampone, percentuali assai elevate di falsi negativi, non inferiori al 30-40%. Nella nostra esperienza, effettuata presso la COVID-19 Station del SET 118 di Taranto, presso cui sono centralizzati tutti i pazienti con sospetto clinico di COVID-19 della provincia di Taranto, quasi il 50% dei pazienti con sintomatologia clinica e quadro radiologico assai “suggestivo” di polmonite interstizio- alveolare da COVID-19, diagnosticato alla TC del torace nelle fasi immediatamente successive all’accesso, presentavano un doppio tampone negativo. In alcuni casi, tracce del virus sono state identificate in un secondo momento mediante esame broncoscopico effettuato nell’UO di Pneumologia dell’ospedale COVID-Moscati, a prova del fatto che l’esito negativo del tampone non necessariamente è indicativo di infezione.

Coerentemente alle linee guida SIAARTI (Società Italiana di Anestesia Analgesia Rianimazione e Terapia
Intensiva) e dell’AIPO (Associazione Italiana Pneumologi Ospedalieri) il paziente con sintomatologia acuta
respiratoria “tipica”, polmonite interstizio-alveolare diagnosticata alla TC, quadro laboratoristico
compatibile (pressoché costante riscontro di linfocitopenia) e doppio tampone negativo deve, a nostro
parere, essere sottoposto in tempi brevi a ricerca del virus nelle basse vie respiratorie mediante esame
broncoscopico, oltre che essere considerato clinicamente quale un “paziente COVID” e comunque è
indispensabile che sia gestito in area ospedaliera “COVID protetta”, proprio come realizzato qui a Taranto
dal percorso dedicato predisposto dalla Azienda ASL.

(Mario Balzanelli, Presidente Nazionale Società Italiana Sistema 118) - (Ansa)

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