07 maggio 2020

Napoli. Il dramma di Francesca: "Io, infermiera contro il Covid, violentata in un parcheggio: ho creduto che sarei morta"

Una storia brutale arriva da Napoli, parla di abusi sessuali, violenza e tentato stupro ai danni di una infermiera impegnata in prima linea nella lotta al Covid. Francesca (nome di fantasia) è stata molestata domenica scorsa mentre rientrava da lavoro, è psicoterapeuta presso una struttura pubblica di Napoli, dove si occupa di supporto psicologico per guariti Covid. Secondo la ricostruzione dei fatti, raccontata in maniera dettagliata da La Repubblica, ad abusare di lei è stato un cittadino senegalese (irregolare in Italia secondo le forze dell’ordine).  

Il dramma vissuto da Francesca

“Continuava a ripetere: “Fammi fare quello che voglio o ti uccido. Stai ferma e non urlare”. Non era un uomo, era una bestia quello che per quarantacinque minuti mi è stato addosso. Era il doppio di me e tutto il suo peso era sulla mia schiena. Si arrabbiava, perché avevo i jeans troppo stretti e non riusciva a levarmeli. Quarantacinque minuti in cui ho capito che la mia paura più forte era quella di morire...".

L’aggressione è avvenuta al Corso Arnaldo Lucci, parcheggio della Metropark (pieno di telecamere) nel primo pomeriggio di domenica della scorsa settimana. Lo stupratore è poi stato arrestato dalla polizia. Come riportato dalle colonne di Repubblica, Francesca è rimasta in balia dell’assalitore per 45 lunghissimi minuti in cui nessuno l’ha aiutata, solo una donna ha visto quanto stese accadendo ma si è data alla fuga senza allertare i soccorsi. Solo più tardi, un uomo ha visto la scena e ha allertato la polizia che ha arrestato il senegalese.

All’improvviso quest’uomo grande e grosso ha scavalcato una recinzione ed è venuto verso di me. Ho subito avuto paura, aveva l’aria minacciosa. Mi ha afferrato un braccio. Io ho subito pensato a una rapina: così, per salvarmi, gli ho dato la borsa. “Prendi tutto, ci sono i soldi”, ho detto. La risposta mi ha raggelato. Ha detto: “Non voglio i tuoi soldi, quelli ce li ho”. Poi mi ha strattonato e scaraventato per terra. Ho visto il mio cellulare volare via, mi ha strappato il giubbino di dosso. Ho capito che per me era finita”, il racconto alla Repubblica.

 

Fonte: La Repubblica

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