23 aprile 2020

Il virus si nasconde e moltiplica nelle lacrime degli ammalati, lo studio conferma tracce di Covid nelle lacrime

Il virus Sars-Cov-2, responsabile della pandemia Covid-19, è attivo anche nelle lacrime e nelle secrezioni oculari dei pazienti positivi al virus: è quanto emerge da una importante ricerca pubblicata dalla rivista Annals of Internal Medicine e realizzata dai ricercatori dell’Istituto Nazionale Malattie Infettive Spallanzani di Roma. Secondo gli esperti, infatti, nelle lacrime degli ammalati è stato ritrovato il coronavirus che ha già causato oltre 250mila morti in tutto il mondo.

Il risultato comunicato all'Oms

Si tratta di una scoperta che ha importanti implicazioni anche sul piano della salute pubblica, tant’è che il risultato è stato comunicato all’Organizzazione Mondiale della Sanità d’accordo con l’Editor della rivista prima della pubblicazione. “Questa ricerca dimostra che gli occhi non sono soltanto una delle porte di ingresso del virus nell’organismo, ma anche una potenziale fonte di contagio – ha commentato Concetta Castilletti, responsabile dell’Unità operativa Virus emergenti del Laboratorio di Virologia dello Spallanzani – ne deriva la necessità di un uso appropriato di dispositivi di protezione in situazioni, quali gli esami oftalmici, che si pensava potessero essere relativamente sicure rispetto ai rischi di contagio che pone questo virus”.

La ricerca allo Spallanzani

La ricerca dello Spallanzani ha inoltre evidenziato che i tamponi oculari possono essere positivi quando invece i campioni del distretto respiratorio non mostrano più tracce del virus: i campioni respiratori della paziente, infatti, a tre settimane dal ricovero risultavano ormai negativi, mentre il campione oculare era ancora debolmente positivo sino a 27 giorni dal ricovero. Saranno necessari ulteriori studi per verificare fino a quando il virus continua ad essere attivo e potenzialmente infettivo nelle lacrime.

Il parere degli esperti

"Già dalla fine di febbraio avevamo parlato della possibilità che il Covid-19 potesse essere presente nel sacco congiuntivale, anche in assenza di corrispondente altra sintomatologia infettiva, sottolineando come l’occhio attraverso la congiuntiva fosse una via di ingresso della infezione virale", scrive il presidente dell’Associazione italiana dei Medici Oculisti, Luca Menabuoni. Alla luce di questo studio - continua - "appare evidente la necessità di un uso appropriato di dispositivi di protezione durante gli esami oculistici". Gli oculisti di Aimo avevano già espresso la necessità “di rafforzare percorsi adeguati, soprattutto per evitare che pazienti potenzialmente contagiosi condividano gli spazi con altri che hanno altro tipo di patologie - aggiunge Alessandra Balestrazzi, referente di Aimo per i rapporti con le istituzioni - di adeguare la strumentazione con presidi monouso e disinfettanti adeguati, previa capillare istruzione del personale”.

Fonte: Repubblica

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