22 aprile 2020

Chiudere per sempre i “wet market”, il mondo si mobilita contro i mercati più violenti della terra

A lanciare una campagna internazionale per chiedere l’immediata chiusura dei wet market in tutto il mondo, è stata Animal Equality (Organizzazione mondiale per la difesa dei diritti degli animali). Nella relazione, con cui si chiede l’abolizione di tali market, ci sono alcuni punti che fanno riflettere: Il nome wet market – letteralmente “mercati umidi” – deriva in parte dal sangue, dalle viscere, dalle squame e dall’acqua che bagnano i pavimenti delle bancarelle. I resti degli animali brutalmente uccisi per soddisfare i clienti che desiderano carne appena macellata.

Grazie ai filmati esclusivi girati dagli investigatori di Animal Equality nei wet market di Cina, Vietnam e India, viene mostrato come gli animali quali cervi, procioni, coccodrilli e cani vivono in gabbie sporche, disidratati, affamati e malati. Ovviamente, tra i vari motivi che hanno spinto l’organizzazione a richiederne la chiusura definitiva, anche il fatto che rappresentano una minaccia per la salute pubblica ed è proprio qui che in passato sono nate diverse epidemie, inclusa la SARS. E ora, i ricercatori ritengono che anche il COVID-19 abbia probabilmente avuto origine in un wet market di Wuhan, in Cina, mercato noto per il commercio di animali selvatici, vivi.

Questi wet market sono una minaccia alla salute pubblica e causano incredibili sofferenze agli animali selvatici e da allevamento”, hanno ribadito i membri dell’organizzazione. È per questo che Animal Equality chiede alle Nazioni Unite di vietare tutti i wet market. “Questi mercati non solo rappresentano un pericolo reale e concreto per l’uomo, ma sono anche fonte di sofferenze estreme per gli animali”, hanno concluso i volontari. Insomma, dopo il disastro legato al coronavirus, adesso il mondo potrebbe decidere di porre fine a una delle più storiche e radicate culture alimentari dei paesi asiatici: la macellazione di animali vivi.

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