21 aprile 2020

Ferruccio torna a casa dopo 38 giorni in ospedale, racconta la sua storia con le lacrime agli occhi: “Ho vinto la guerra

Ferruccio è un vigile del fuoco, un uomo d’azione sempre in prima linea per aiutare gli altri. Valtellinese “doc”, come lui stesso si definisce. A inizio marzo si è ammalato di coronavirus ed è iniziato il suo lungo, lunghissimo calvario, in cui più volte ha pensato di morire su quel letto d’ospedale. Poi, dopo 38 lunghissimi giorni di terapia intensiva e cure, grazie all’instancabile lavoro dei medici, finalmente lascia l’ospedale e torna a casa.

Ha deciso di raccontare a Rcs Salute la sua storia, la sua partita vinta contro il male più grande che ha incontrato finora: il coronavirus. Non è stato facile, ma ha voluto ripercorrere il suo inferno per infondere un messaggio di speranza verso chi lotta contro questa terribile malattia: “Non vi arrendete mai – ha detto – affidatevi ai medici e lottate con tutte le vostre forse”, inizia così il suo racconto. “Oggi, 21 aprile 2020, finalmente posso dire che ce l’ho fatta: torno a casa. Con l'aiuto di Dio, dei miei angeli azzurri (si riferisce ai medici), della mia gran voglia di vivere e tanta buona volontà, insieme alle tante preghiere di amici, colleghi e parenti, finalmente oggi posso dire: “porto a casa la pelle” ha speigato il vigile del fuoco.

Da qui il racconto diventa più profondo, l’uomo racconta delle notti insonne attaccato a un respiratore, della paura di non tornare più a casa e l’angoscia di non poter più indossare quella tuta arancione che per lui è una seconda pelle: “La guerra è stata molto dura, in certi momenti pensavo sinceramente di perderla – continua Ferruccio Amonini -. Poi lo spirito di sopravvivenza ha fatto uscire in me la forza di un ardito alpino e la grinta del pompiere che mi accompagna da 23 anni in questa esperienza. Ora sono finalmente stato dimesso e mi sento come se fossi nato una seconda volta: oggi festeggio il mio battesimo, la mia rinascita. Auguro un In bocca al lupo a chi ancora lotta e voglio ringraziare i medici impegnati in questa battaglia”. Ferruccio è un’altra testimonianza di questa “guerra sanitaria”, lui è un sopravvissuto ma c’è chi ancora lotta tra la vita e la morte, aggrappato alla speranza di poter tornare finalmente a casa.

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