20 aprile 2020

Per la prima volta dall’inizio dell’emergenza il pronto soccorso di Bergamo senza barelle nei corridoi: la luce in fondo al tunnel si inizia a vedere

Non si vedono più le barelle con le bombole di ossigeno. Sembrano essere quasi un ricordo le assordanti sirene delle ambulanze in entrata e in uscita dall’ospedale. Nessun paziente in fila per essere ricoverato e nessun camion militare che trasporta fuori dalla città di Bergamo i corpi senza vita di chi ha perso la “sfida” contro il coronavirus. Il Pronto soccorso dell'ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo è vuoto: liberi i corridoi, quasi sgombra la sala d'attesa. Di nuovo nella norma il numero degli accessi.

"Torniamo a respirare - dicono dall'Asst Papa Giovanni -. Lo spiraglio di luce sta diventando qualcosa di ancor più luminoso. Dopo un periodo di fuoco, l'alleggerimento e la diminuzione dei casi e dei ricoveri Covid ci si sta facendo tornare gradualmente a una situazione di quasi normalità", riporta La Repubblica.

I numeri

Il totale dei ricoverati per infezione da coronavirus, tanti in gravi condizioni, era arrivato anche a quota 500 al giorno: adesso il numero è sceso a 298 (conta di sabato 18 aprile). È una stima che tiene conto dei malati del Papa Giovanni, di quelli del nuovo ospedale da campo allestito in tempi record alla Fiera (43) e di quelli assistiti al presidio di San Giovanni Bianco, in Val Brembana. La prima linea del fronte era, ed è ancora, il Pronto soccorso. La misura della pressione è data dagli accessi in reparto (diretto da Roberto Cosentini). Significativo il fatto che, rispetto a un mese fa, l'equilibrio tra gli ingressi di pazienti con sintomi Covid e quelli bisognosi di cure per altre patologie si è completamente rovesciato rispetto a com'era la situazione trenta giorni prima.

Un altro simbolo di speranza è la chiesa del cimitero cittadino. Anche quella, adesso, è vuota: il sindaco Giorgio Gori ne ha postato un'immagine tre giorni fa, mostrando una cappella funebre decongestionata. Nelle scorse settimane era stata trasformata per necessità in una camera mortuaria piena di bare, perché i morti da coronavirus, in città, erano tantissimi e il forno crematorio in servizio giorno e notte non bastava. 

Condividi su:



Articoli Correlati